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24 aprile 2007 - Comunicato Stampa


Ancora un omicidio di una ragazza "transessuale". Questa volta nella nostra città. Manuela, 38 anni, è stata trovata nel suo appartamento con la testa fracassata, nuda, con un cuscino a coprirle la testa, sul gas una macchinetta del caffè già pronta per essere servita, evidentemente al suo assassino, e che Manuela non ha avuto il tempo di assaporare. In questo 2007 è la terza vittima (30 nel 2006) di una assurda quanto cieca violenza che colpisce le persone "transessuali". Tutti i quotidiani locali, ed anche alcuni nazionali, hanno riportato la notizia con dovizia di particolari e con toni assolutamente morbosi, a tratti offensivi, e con una terminologia che sta ad indicare quanta ignoranza e quanta discriminazione ancora esistono verso persone che, loro malgrado, si trovano a vivere una situazione di disagio sociale, di solitudine e di emarginazione. Manuela in realtà non era una "transessuale" ma una donna a tutti gli effetti, avendo già affrontato tutto il processo di transizione fino ad arrivare all'intervento chirurgico per la cosiddetta "riassegnazione sessuale" e al conseguente cambio di identità sui documenti. Utilizzare termini quali "trans" o addirittura articoli, aggettivi e verbi al maschile è, oltre che inopportuno e scorretto, anche offensivo per chi, dopo un lungo processo, caratterizzato da sofferenze psicologiche e fisiche, approda finalmente alla sua vera identità di genere. Manuela "trans", "donna", "prostituta"... che importa? Manuela era una persona ma a differenza delle persone "normali", meritevoli di rispetto e di pietà di fronte all'orrore subito, lei non merita né l'uno né l'altro. E' come se la vita di una persona come lei avesse meno importanza delle altre, "in fondo" , è il pensiero comune" se l'è andata a cercare"... Il vero orrore non è l'omicidio in sé ma il pensiero, i ragionamenti e le congetture che l'accompagnano. In questo momento avremmo voluto scegliere il silenzio, quel silenzio cupo e doloroso al quale vorremmo tanto rifugiarci, ma l'urlo che esplode dentro ognuno di noi non può essere taciuto. E' l'urlo che spazza via il moralismo e perbenismo dei benpensanti, di coloro che hanno armato quella mano e che ora disprezzano e offendono quel corpo martoriato ancora caldo e sanguinante. La mano grondante di sangue non è solo una, quella dell'assassino, ma sono tante quanti sono i pregiudizi, le cattiverie, l'emarginazione e l'isolamento che alcune persone, a causa del loro orientamento sessuale o di genere, sono costrette a subire. E' la mano di chi si è nutrito del pensiero corrente che "tanto uccidere una trans, una prostituta non è poi così tanto grave". Come potrebbe essere altrimenti se transessuali, lesbiche e gay sono quotidianamente bersaglio di efferati attacchi da parte della politica, della Chiesa Cattolica, del branco mediatico?
Noi Manuela la conoscevamo. Si era rivolta alla nostra Associazione per parlare di sé, per partecipare attivamente alle nostre iniziative. Manuela si è rivolta a noi anche per essere aiutata a cercare un lavoro "normale": era stanca di prostituirsi e non sapeva come fare per modificare ancora una volta il suo cammino di vita. Ci parlava della sua famiglia, del bel rapporto che aveva con suo padre che, diceva, aveva assistito in una lunga malattia che l'aveva portato alla morte. Ci ha parlato della sua laurea, dei suoi studi e delle sue letture. Noi abbiamo conosciuto Manuela trans, donna, prostituta ma soprattutto persona. E' per lei e per tutte le persone come lei che continueremo la nostra lotta. Ora è il momento del dolore, del silenzio e della riflessione. Qualcuno stanerà l'assassino. Noi faremo in modo che quanto accaduto non venga dimenticato

Jonathan - Diritti in movimento
Crisalide Azione-Trans Abruzzo