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19 maggio 2007 - Famiglie e finocchi


Annunciando di non voler prendere parte alla Conferenza nazionale sulla famiglia promossa dalla ministra Rosi Bindi, l'assessora regionale alle politiche sociali Betti Mura ha evidenziato una sensibilità che ci auguriamo faccia seriamente riflettere la politica.
È in atto un'aggressiva ed orgogliosa campagna per negare qualsiasi forma di estensione del concetto di famiglia. Il 12 maggio, nella piazza romana di San Giovanni, si sono attivamente spesi in questa crociata, corroborati da microfoni, telecamere e taccuini, anche personaggi politici che, davvero, solo in uno paese molto strano possono ergersi a difensori della famiglia tradizionale unica e indissolubile. Non foss'altro perché - come Berlusconi, Casini o la Santanché - hanno goduto dei benefici di leggi, come quella sul divorzio, che la piazza del 12 maggio vorrebbe cancellare.
La Conferenza sulla famiglia promossa dalla ministra Bindi avrebbe potuto essere occasione per ragionare seriamente su quanto sta cambiando: alla famiglia tradizionale, come evidenziano le statistiche ufficiali, si stanno sempre più affiancando forme di affettività e di solidarietà concreta che nulla hanno in meno rispetto a quelle tradizionali.
Un Paese moderno ed aperto non esclude, ma include tutte le nuove forme di coesione umana, di cooperazione, di solidarietà e di affetto, non chiude gli occhi di fronte ad un'evoluzione del quadro sociale...
La ministra Rosi Bindi ha preferito fermarsi ed evitare un'importante riflessione e ha fatto bene l'assessora Betti Mura, annunciando la propria assenza alla conferenza fiorentina, ad evidenziare la grave assenza in quell'occasione di pezzi crescenti della società italiana.
Ci auguriamo davvero che la politica abruzzese, anziché attardarsi nell'accusare l'assessora di insensibilità istituzionale, colga l'occasione per riflettere.
È davvero necessario. Con già Del Turco presidente, il consiglio regionale, riformulando lo Statuto abruzzese ha riconosciuto «il valore fondamentale della famiglia come luogo di promozione sociale di sviluppo e tutela della persona», ma ha evitato di promuovere «il riconoscimento delle altre forme di stabile convivenza affettiva».
Sui quotidiani è riportata la cronaca della seduta (nella giornata mondiale contro l'omofobia) della Commissione Statuto della Regione della quale, come abruzzesi, abbiamo soltanto da vergognarci. Con straripante volgarità, il capogruppo dei Democratici di sinistra Donato Di Matteo, sostenuto a margine da ammiccanti frizzi e pacche sulla spalla, si è esibito in medievali considerazioni e battute su "femmine e finocchi" che, oltre a non fare onore a un esponente tanto (s)qualificato della sinistra, la dicono lunga sulla strada da fare; bene ha fatto la Consigliera Daniela Santroni ad abbandonare la sala per protesta.
Grazie a queste donne, dunque. Non foss'altro per la coerente sincerità con la quale hanno voluto evidenziare una questione aperta e la permanenza di assurde discriminazioni.
Ci aspettiamo questo dalla politica, non le cerimonie con le quali, alla fine, si nascondono i problemi sotto un tappeto consentendo alla politica non solo di non comprendere i mutamenti, ma anche di insultare i cittadini.
Se Betti Mura avrà modo di essere a Pescara domani, ci farà piacere salutarla e ringraziarla alle 17 presso il museo Vittoria Colonna, dove abbiamo promosso la conferenza «Io cammino con le spalle al muro. Difficoltà per una consapevole identità». Saluteremo anche il consigliere Di Matteo, se vorrà gradirci della sua presenza. Potrebbe capire, forse, che persone costrette a formarsi avendo di fronte quotidiane discriminazioni avrebbero diritto ad altro che non celie da caserma vomitate dai propri rappresentanti istituzionali.

Jonathan - Diritti in movimento