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26 gennaio 2010 - Lettera aperta ai consiglieri comunali di Pescara


Due anni e mezzo dopo una bocciatura, nel febbraio 2008 il consiglio comunale di Pescara approvava il registro delle unioni civili. Alla delibera d'indirizzo doveva seguire un regolamento attuativo, mai approvato. Con il registro, la Città avrebbe riconosciuto dignità a tutte le coppie conviventi, anche a quelle omosessuali.
La Città di Pescara farà un passo indietro? Sembra di sì. Un mese fa, il consigliere comunale e regionale Lorenzo Sospiri annunciava l'intenzione di sopprimere il mai attuato registro e la commissione consigliare Affari generali ha subito posto mano alla questione per portarla con sorprendente celerità nel prossimo consiglio comunale.
Tanta solerzia è sorprendente: si potrebbe pensare che la questione sia vitale per la Città di Pescara.
Ci chiediamo cosa spaventi una parte del consiglio comunale: se è vero - come ha dichiarato il presidente della commissione Affari generali Marco Mambella - che il registro è inutile perché, dall'approvazione due anni or sono dell'atto di indirizzo, è stato effettivamente istituito, la sua abrogazione si riferisce solo ed esclusivamente a un simbolo (che per noi è di civiltà).
Perché tanta furia iconoclasta? L'idea della famiglia tradizionale, quella fondata sul matrimonio tra uomo e donna e sulla procreazione non può essere stata demolita, a Pescara, da qualcosa che ha oggi un valore puramente simbolico.
Ci si potrebbe accorgere, guardando bene, che le difficoltà di un'istituzione in passato solida come la famiglia derivano, anche a Pescara, da ben altro. Si potrebbe poi pensare che le coppie di fatto sono forme di amore e di solidarietà diverse ma non minori se confrontate con famiglia tradizione, forse perché si sono rafforzate al di fuori di qualsiasi vincolo contrattuale.
Per tali osservazioni occorre però dismettere desueti pregiudizi e al consigliere Lorenzo Sospiri, nipote di Nino - dirigente che sostenne un giovane segretario nazionale di un partito, Gianfranco Fini, impegnato nel modernizzare la propria parte politica - suggeriamo di notare che l'attuale presidente della Camera ha negli ultimi anni trattato la questione del riconoscimento delle coppie di fatto: è dal 2006 che segnala la necessità di un aggiornamento sul tema.
Si direbbe che, mentre Fini si adopera a rompere nella destra italiana i consolidati tabù sulle questioni dei diritti civili, un davvero poco attento Lorenzo Sospiri si attarda in battaglie di retroguardia che porterebbero Pescara lontana da Amsterdam come da Copenhagen, da Parigi come da Madrid, da Stoccolma come da Bruxelles o da Lisbona. Ma anche da Kathmandu, la capitale del Nepal che, proprio nei giorni scorsi, ha legalizzato i matrimoni delle persone dello stesso sesso proponendosi anche come romantica meta per le persone omosessuali desiderose di un viaggio di nozze unico e irripetibile.
Le persone omosessuali - il vero e dichiarato obiettivo dell'antistorica abrogazione del registro delle unioni civili a Pescara - anche sull'Himalaya vengono riconosciute degne di diritti e di far parte del consesso civile ed economico. Mentre a Pescara qualche uomo delle nevi si affanna a cancellare le tracce di un pur incompleto passo di civiltà.
Consigliamo alla Città di fare il contrario, di rendere operativo il registro delle unioni civili sapendo che, forse, le persone omosessuali non correranno ad iscriversi (mentre, ne siamo sicuri, lo faranno molte coppie eterosessuali) perché la lotta contro i pregiudizi è lunga e non basta l'utilizzo macchiettistico televisivo dell'omosessualità a rompere secolari pregiudizi. Sarà però un segno di civiltà: forse Sospiri potrà chiamare Fini e dirgli di aver concretamente fatto qualcosa per portare la destra italiana una volta per tutte e insieme a quella della Germania, della Spagna o della Francia, in Europa.
Siamo tanto fiduciosi sul buonsenso del giovane Sospiri, che questa lettera aperta la inviamo per conoscenza anche all'onorevole Fini; il presidente potrà così sorridere quando il prefisso 085 apparirà sul display del suo telefono.

Jonathan - Diritti in movimento