9 agosto 2006 - Più avvolgenti di così


Caro Aurelio,
chi scrive è la Presidente del Circolo Mario Mieli, una delle Associazioni promotrici dell'incontro del 30 settembre 2006 denominato "Stati Generali", ma è anche una persona che si è sempre reputata tua amica personale e ritiene esserlo ancora. Normale sarebbe fra amici telefonarsi, ma poiché è stata pubblicata, sul sito Arcigay e non solo, una tua missiva rivolta anche all'Associazione che rappresento, mi vedo costretta a rendere altrettanto pubbliche e generali queste mie considerazioni di risposta.
In occasione della preparazione dell'ultimo Pride di Roma TUTTE le Associazioni romane si sono ripetutamente incontrate, sentite e confrontate sul tema della manifestazione; in quegli incontri si era pensato di proporre a TUTTE le altre realtà italiane glbtq un incontro dopo i Pride e prima delle varie "riaperture dei lavori" autunnali. Per sottolineare il desiderio di un confronto il più ampio possibile si era immaginato d'intitolarlo "Stati Generali". L'esigenza avvertita era ed è quella di un confronto reale e non solo "virtuale" (e-mail, telefonate, documenti, editoriali, forum, etc), diretto e non mediato ( Tizio dice questo, che quell"altro riferisce a Sempronio, che lo ha scritto a Caia... etc), dialettico e non di scontro, di arricchimento e non di sintesi (buona per i documenti dei Pride, meno per le elaborazioni politiche). Tutto ciò soprattutto dopo le esperienze varie ed articolate del 2005/2006 (varie manifestazioni sui Pacs, due Pride con documenti in parte uguali e in parte divergenti, l'esperienza di Facciamo Breccia, le elezioni con tutti i possibili annessi) e con il non irrilevante quesito su quali idee per il futuro. Cosa c'è di strano o pernicioso in tutto ciò?
Mi pare al contrario di vedere la volontà "romana" di condividere e non restringere nel proprio ambito gli scambi di idee sorti nello stilare il documento politico del Pride di Roma, che nella versione finale è il risultato di mediazione fra le varie posizioni; vedo anche la volontà "romana", nelle varie specificità e opinioni, di volere ascoltare e discutere insieme ai "non romani" ciò che a Roma, a Milano, a Bologna, a Torino etc, si è elaborato e si è perseguito. Non a caso nella proposta di Stati Generali si è indicato che potrebbero emergere in tale sede dei punti che il Movimento (tutto o in parte) VUOLE porsi in futuro come unitari, con lo scontato corollario che potrebbero essercene di altri che non si vogliono porre in tali termini.
Più disponibili, costruttivi e avvolgenti di così...
Inoltre l'invito non è stato volutamente formulato in maniera articolata per evitare fraintendimenti e non urtare alcuna sensibilità.
Infine la proposta è stata rivolta a TUTTI affinché ciascuno decida se e come partecipare. Ad esempio l'invito è stato inviato ad Arcigay e Arcilesbica nazionale, ma anche ai singoli Comitati provinciali. Poiché non si decidono le regole di presenza e rappresentanza in casa altrui, ciascuno sarà libero di decidere se e come vuole (o deve) intervenire; ma chi invita non può escludere che per esempio vi siano realtà locali Arcigay che desiderino essere presenti anche con l'adesione, se vi fosse, della struttura nazionale. Personalmente lo troverei molto interessante e stimolante, ma da promotrice mi devo attenere alle scelte di chi aderisce o meno.
Più disponibili, costruttivi e avvolgenti di così...
Il motivo per cui non è stato esplicitato in maniera vincolante un ordine del giorno è semplice: chiunque si fosse permesso di farlo sarebbe stato sospettato di tenere particolarmente ad un tema anziché ad un altro. E' evidente che negli Stati Generali si dovrebbe parlare di ciò che il movimento, in vario modo, ha prodotto ultimamente. La ragione poi dell'assenza di regole di convocazione è altrettanto chiara: chiunque le avesse dettate sarebbe stato tacciato di arroganza; del resto non trattandosi di un incontro che debba concludersi con votazioni (magari a scrutinio segreto o meno) ma un punto di partenza per vedere le possibilità di concretizzare situazioni unitarie future, le regole non possono essere precostituite, ma condivise.
Infine alcune precisazioni d'obbligo. L'assenza delle firme tra i promotori di Arcilesbica Roma e Arcigay Roma non nasce da un loro mancato coinvolgimento, anzi. Entrambe sono state concretamente presenti negli incontri romani pre-pride, dove è nata l'idea. Arcilesbica Roma non ha firmato perché si trova nella difficoltà pratica di raggiungere al suo interno una decisione in questo momento, ma si è riproposta di riparlarne e non ha escluso una sua successiva adesione.
Arcigay Roma non ha voluto adesso partecipare al lancio della proposta per una serie di motivi tra i quali anche l'assenza nell'invito di un'articolazione di regole e contenuti; comunque non ha precluso una sua futura partecipazione.
Infine il desiderio di un incontro collettivo era già stato da me accennato a Sergio Lo Giudice a giugno, proprio in una telefonata di confronto sui temi dei due Pride.
Tale puntiglioso riassunto nasce per stroncare completamente l'accusa che i promotori dell'iniziativa abbiano voluto tener fuori gli "Arci". In particolar modo il Mario Mieli si prodiga da sempre nei contatti con le Associazioni, con una spendita di tempo che va ben oltre le telefonate di cortesia; un'accusa del genere è quantomeno ingenerosa.
Una volta era normale dirsi "Ragazzi/e, inizia un nuovo anno: ci vediamo e parliamo?". E lo si diceva senza dettare convocazioni formalmente ineccepibili, con la consapevolezza che gli incontri potevano concludersi in maniera costruttiva o risultare del tutto inconcludenti. In passato non c'era nemmeno questo brulicare di Associazioni, eventi, esperienze, Deputati, Consiglieri, proposte di legge e così tanto parlar di gay. Dopo un anno così denso, con posizioni anche distanti, trovo ovvio che si senta la necessità di vedersi e di parlarsi; mi sembrerebbe strano e pericoloso il contrario. Turba qualcuno il fatto che sia da Roma, anziché da Canicattì, che nasce questa proposta? Non credo. Del resto mi pare anche che ci siano già discussioni a Bologna sull'eventualità di svolgere lì un Pride a giugno 2007. Sfruttare l'occasione degli Stati Generali per parlarne insieme, come è stato fatto per Torino, turba forse qualcuno? Non posso crederlo.
Personalmente non vedo "odore d'antico, vecchie contese, invidie personali, odi, Arcigay matrigna, battaglie, scaramucce da cortile, generali, segni oltrepassati, vive voci che chiedono la scomparsa di Arcigay etc. etc.". Se tu le vedi queste cose, Aurelio, esplicita per favore chi le pone, altrimenti è meglio evitare; in una missiva generalista non si capisce chi sia il colpevole. L'ignaro che legge, però, può pensare che sia chiunque, per esempio anche il Mario Mieli, essendo tra i promotori degli Stati Generali, la qual cosa ci turba molto e soprattutto non corrisponde a realtà. E' stile del Mario Mieli, noto e verificato, che quando c'è da fare polemica esplicita o contestare precise dichiarazioni di qualcuno, noi facciamo nomi e cognomi, soprattutto perché nel "generalismo" non si capisce chi fa cosa. Le responsabilità, è noto, sono soggettive. Personalmente non sono un generale, non conosco battaglie, non odio nessuno, e mi urta profondamente che mi si confonda.
Invito tutt* alla serenità, a non prendere abbagli e non mostrare segni di nervosismo. Il Mieli ed io ci teniamo a sottolineare di essere seraficamente tranquilli. Gli Stati Generali sono un'opportunità, non un pericolo né una provocazione. A questo punto mi sembra ancor più opportuno rinnovare l'invito con forza ed entusiasmo, anche perché solo con i mezzi virtuali un movimento muore, così come muore se si ha paura delle proprie e altrui forze e idee, piccole o grandi che siano, federate o meno.
Con rinnovata e non finta amicizia ti saluto, Aurelio. Con rinnovato entusiasmo e vera serenità saluto chiunque mi legga.

Rossana Praitano
Presidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli