Storia dell'omosessualità

Prima dell'alto medioevo gli atti omosessuali sembravano essere largamente tollerati dalla chiesa cattolica in tutta Europa. Dal XII secolo ha cominciato a consolidarsi nelle maggiori istituzioni religiose e laiche, l’ostilità verso l’omosessualità.
La condanna dell'omosessualità, indicata come innaturale, ha ricevuto espressione ufficiale nei testi di Tommaso D'Aquino; contemporaneamente e progressivamente gli stati europei introducevano specifiche leggi destinate a sanzionare la sodomia.
Nel corso di questo secolo è diventato di uso comune chiamare donne che amano donne e uomini che amano uomini: omosessuali. Questo termine ha ampiamente influenzato la visione che gli altri hanno delle persone omosessuali sia la visione che queste persone hanno di loro stesse. Il termine ha in realtà una storia molto breve. E' infatti apparso meno di cento anni fa. Si tratta di un neologismo greco-latino e ha coinciso con una nuova tendenza che cerca di comprendere la sessualità principalmente in termini psicologici. Si può pensare che in un certo senso l'omosessualità sia un mito creato dalla stessa psicologia clinica.
Il termine è stato coniato nel 1869 da un medico tedesco e fu introdotto in Inghilterra nel 1892. È antecedente al termine eterosessuale che fu coniato otto anni più tardi come possiamo rintracciare nel dizionario inglese Oxford.
La novità che il termine veicolava era che la persona potesse essere definita in base alla considerazione che la propria sessualità fosse primariamente diretta verso persone dello stesso genere o dell’altro genere. Infatti precedentemente il termine in voga era quello di inversione sessuale ma qui l'enfasi era posta non sulla scelta deviante dell'oggetto sessuale, ma sul comportamento deviante del genere. Gli invertiti erano uomini effeminati, uomini che si sentivano donne in corpi maschili o donne che agivano con modalità maschili. Si pensava che l'inversione si manifestasse in ogni aspetto della vita di quella persona. L'inversione era associata con il travestitismo, con preferenze per le mete sessuali proprie dell'altro genere. Es. gli invertiti maschi si pensava preferissero adottare un ruolo femmineo passivo nel loro coinvolgimento sessuale. Quindi erano comportamenti di genere devianti, ma preparo la strada per la concezione oggi dominante basata sull’assunto che la nostra sessualità determina la persona, la nostra coscienza, la nostra intera vita. Nel mondo medioevale la distinzione più importante era tra le pratiche procreative e quelle non. Il sesso anale e orale era condannato anche nel matrimonio e visto come più peccaminoso dello stupro o dell'incesto perché non diretto alla riproduzione.
Tutti i comportamenti che associamo con l'omosessualità erano riconosciuti e praticati in ciascuna di queste società, ma essi erano ordinati all'interno di schemi diversi, differentemente interpretati, differentemente valutati. Ad esempio fra i greci si dava significato soprattutto che si giocasse un ruolo passivo o attivo: un maschio adulto libero poteva essere coinvolto sessualmente in modo appropriato sia con partners maschili sia con partners femminili, ma era essenziale che con entrambi lui fosse colui che penetra. Fra i romani la dicotomia importante era fra donatori e ricevitori di seme. Per un cittadino maschio adulto era accettabile ricevere una fellatio o penetrare sia un uomo che una donna, ma lui non poteva essere penetrato né praticare fellatio.

Tornando al termine omosessuale vediamo che la creazione ha portato a una idea di come una sessualità deviante abbia creato la base per la definizione di una sessualità normale, il che aiuta a spiegare perché il termine omosessule è antecedente al termine eterosessuale. È importante notare quanto le assunzioni culturali dominanti ispirino l’autopercezione di coloro, che secondo il modello ideale di riferimento, si impegnino poi in comportamenti “castigati”. Questa visione predominante della sessualità “normale” fa sì che la sessualità polimorfa venga considerata Altro-da-me. Quindi il mito dell’omosessualità sembra essere stato creato dagli omosessuali dall’esterno e non dall’interno. L’importanza di questo passaggio si riflette nei meccanismi di rifiuto basati sul pregiudizio. Anche i cosiddetti “tolleranti” possono avvicinarsi alla comprensione dell’omosessule finché rimane altro da me.