Cosa significa "transgender"?


Transgender (con la - g - dolce di «gelato») è un termine inglese che viene usato erroneamente in italiano come sinonimo di transessuale: addirittura Vladimir Luxuria, che di queste cose dovrebbe capirne, da Vespa sostenne che «transghender [sic!] è il modo in cui le transessuali vogliono essere chiamate, così come gli omosessuali vogliono farsi chiamare gay». Sbagliato.
Abbiamo chiesto a Mirella Izzo, storica presidentessa di Crisalide e studiosa di teorie di genere e sessualità, di svelarci l'arcano. Ecco la sua risposta:

Luxuria è transgender, lo è anche chi si opera e anche chi non si opera e si prostituisce. Lo è (se lo vuole, lo sente) anche la lesbica "camionista" o il gay "effeminato", lo è il/la crossdresser. Non lo è il female impersonator (tipo Platinette) e non lo è il "travestito feticista", ovvero chi si traveste con meri intenti "eiaculatori".
Per drag queen e king bisognerebbe indagare caso per caso per capire le motivazioni del travestirsi (female impersonator o crossdresser?).
La famiglia è unica con tante differenti sfumature. Ciò che accomuna la crossdresser Luxuria alla trans operata o alla transgender lesbica come me, è la rottura dello schema binario della fissità dei sessi e dell'indissolubilità dei sessi con il genere (se sei di sesso maschile sei anche di genere maschile... una microdefinizione di GENDERISMO a cui si può aggiungere che se sei di sesso maschile, sei di genere maschile e di orientamento sessuale etero... una microdefinizione di ETEROSESSISMO).
Semmai è la transessuale che un tempo si chiamava "primaria" che talvolta non sta dentro il "transgender". Lo rifiuta come concetto stesso. Alcune fra quelle che si operano non mettono minimamente in discussione il sistema binario fisso "maschio/uomo - femmina/donna" ma ci si adeguano definendo semplicemente un "errore della natura" la loro condizione. Quindi credono fermamente alla binarietà dei sessi (sono genderiste) e all'eterosessualità rispetto al loro sesso che "per errore della natura è stato assegnato erroneamente" (eterosessiste). Ciò fa a pugni con il concetto "fluido dell'identità" tipico del transgender. In una convenzione USA, nella definizione «transgender» stavano pure uomini e donne etero che rifiutavano il ruolo di genere appioppato al loro sesso/genere/orientamento. Secondo altri anche gay e lesbiche sono di fatto transgender in quanto rompono con l'eterosessismo e spesso con il genderismo, seppur parzialmente (lesbiche camioniste, gay effeminati).
Ci fu chi, per queste ragioni, sosteneva che i pride avrebbero dovuto essere semplicemente transgender in quanto il termine include chiunque rifiuti i due valori dominanti del genderismo e dell'eterosessismo, entrambi figli del "sessismo" che a sua volta è figlio del maschilismo.
In ogni caso questi tipi di transessuali che rifiutano le vie dimezzo, spesso disprezzano e chiamano "travestiti" le trans non operate ai genitali, sono coloro le quali (e i quali) ben volentieri si fanno definire malate/i proprio perché il loro corpo non rientra nel genere binario. E sono coloro che non lo mettono in discussione, passando semplicemente da un estremo all'altro del continuum delle infinite identità di genere possibili. Si considerano errori della natura cui la medicina deve porre rimedio per rientrare nella logica genderista ed eterosessista: «Sono nata di sesso maschile ma sono una donna (etero), sono malata, aiutatemi». Sono anche quelle/i che pretendono di azzerare le differenze con chi è nata donna o nato uomo (differenze innegabili: noi non abbiamo mestruazioni, siamo sterili perché non abbiamo ovaie, ma testicoli, non siamo state educate con i condizionamenti femminili fin dall'infanzia, non abbiamo picchi e bassi estrogenaci... discorso analogo e opposto per gli FtM).
Ovviamente queste trans sono una minoranza e raramente si affiliano alle associazioni trans per il terrore che un domai possano essere identificate come ex-trans.
Sono quelle/i che cambiano città, che non lo dicono al partner, ecc... Questo atteggiamento è fuori dal transgender. L'essere transgender o meno è anche una condizione mentale, filosofica di sé. Molte trans operate non si sognano nemmeno di cancellare il loro passato e rivendicano comunque come una ricchezza il transito di genere e non come un errore, una malattia da curare.
Come ha detto recentemente in TV Fabiana Manca, transessuale operata e sposata, ma parte del direttivo di Crisalide e come tale transgender, rispondendo alla domanda: «Cosa si è lasciata dietro dopo l'intervento?», sorridendo ha risposto uno strepitoso: «Niente. La mia storia è questa e nulla è negoziabile, rinnegabile».
Mirella Izzo