Maggio 2003

Il voto scomodo

Questo foglio è uscito nel maggio 2003, appena prima delle elezioni comunali di Pescara. Abbiamo cercato nei programmi elettorali, quelli disponibili e diffusi, riferimenti all'omosessualità. Sono emerse cose interessanti.
A livello nazionale è aperta una petizione per portare in Parlamento una proposta di legge sul Patto civile di solidarietà, che contempla il riconoscimento delle unioni civili anche (soprattutto, ma non solo) per gli omosessuali.
Non ci aspettavamo certo particolari affermazioni nei programmi elettorali locali, ma avremmo voluto almeno qualche accenno al registro delle unioni civili, che molti Comuni hanno aperto. Solo in un caso (il programma dell'organizzazione giovanile di un partito), abbiamo trovato un riferimento più che esplicito. Eccolo.
"Siamo tutte/i lesbiche e gay. Un becero conservatorismo vorrebbe garantire alla sola famiglia tradizionale l'accesso alla casa e ai servizi. Coppie di fatto, etero ed omosessuali, giovani e non, ma anche anziani che scelgono di condividere il loro tempo, il loro spazio e le loro emozioni non sono cittadine e cittadini minori. Proponiamo il Patto locale civile e di solidarietà (con il Registro delle unioni civili), riconoscimento di eguali diritti per le cittadine e i cittadini che necessitano degli spazi essenziali di vita" (*).
Un discorso chiaro e anche coraggioso: siamo tutte/i lesbiche e gay è un'affermazione impegnativa, pure scomoda. Peraltro è un titolo sintetico in un programma contenente alcune proposte precise.
Musica assai diversa nel piano di lavoro di un altro partito.
"L'impegno politico comune, in nome dello sviluppo giusto e solidale, con esponenti della cultura laica e con non credenti non può significare un affievolirsi dell'attenzione riservata ai temi della famiglia, sia pure nella sua accezione laica, affermata dall'art. 29 della Costituzione, che parla di "Società naturale fondata sul matrimonio" e che quindi non consente di parificare ad essa le unioni di fatto, né tanto meno le unioni omosessuali in particolare ai fini delle adozioni e della procreazione assistita" (**).
Tanto per esser chiari...
Anche se chi ha steso il testo citato ha riportato la Costituzione in modo un po' sbrigativo (certamente senza volerlo...).
Per essere precisi, l'articolo 29 della Costituzione recita: "La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio". Non siamo costituzionalisti, ma ci sembra che questo testo non indichi nel matrimonio il fondamento della società, ma che riconosca semplicemente i diritti della famiglia e che di essa dia una definizione.
In ogni caso, l'Assemblea costituente difficilmente poteva immaginare altre forme di famiglia e di unione oltre a quelle tradizionali. Chi oggi cita sbrigativamente la Costituzione ha invece molti elementi in più. Ma finge di non conoscerli.
In medio stat virtus... forse. Così sul programma di un altro partito: "Favorire l'integrazione di tutte quelle realtà che sono considerate delle diversità: religiose, etniche, sessuali e culturali. A questo proposito si darà modo di costituire una commissione consiliare permanente che ricerchi e si occupi delle diversità e che attivi strumenti e risorse comunali per far convivere pacificamente e con tolleranza le diverse attitudini considerando queste delle ricchezze culturali di una città multi-etnica e soprattutto aperta al nuovo. Favorire l'apertura di luoghi di culto religioso diverso e di associazioni che consentano alle diversità etniche, sessuali e culturali di identificarsi ed organizzarsi con mezzi e strutture autonomi ed idonei" (***). Beh, almeno... se ci vuole la commissione... si potrebbe pazientare... di tempo ne abbiamo, è da un po' che si aspetta..."
E poi? E poi, nulla.
Ora, forse siamo stati poco attenti, non abbiamo letto tutto e bene. Forse qualcosa ci è sfuggita.
È il motivo per scegliamo di non indicare la provenienza delle citazioni. Chi scrive lo farebbe volentieri, ma potrebbe essere ingiusto verso chi è stato involontariamente trascurato. Un consiglio, allora: se hai letto queste note prima del voto del 25 e 26 maggio, prenditi un po' di tempo e, se voti, fallo con calma dopo aver letto i programmi che ti sono capitati in mano.
NOTA. Come specificato nell'articolo, Jonathan ha scelto di non indicare, alla vigilia delle elezioni, la provenienza delle citazioni. Passata la tornata elettorale, crediamo però giusto farlo. (*) La prima ("Siamo tutte/i lesbiche e gay...") è tratta dal programma delle/i Giovani comuniste/i (Rifondazione comunista). (**) La seconda ("L'impegno politico comune...") dal programma della Margherita. (***) La terza ("Favorire l'integrazione di tutte quelle realtà...") dal programma del candidato sindaco del Nuovo PSI, Giorgio D'Amico. Oggi queste formazioni convivono nella maggioranza del sindaco Luciano D'Alfonso (tutte: anche D'Amico, che, dopo l'apparentamento e la vittoria del nuovo sindaco, è diventato assessore). Qualora l'argomento dovesse riemergere (e noi lo faremo riemergere), prevarrà l'intolleranza della Margherita, la condivisibile (almeno per noi) radicalità dei comunisti o la timida tolleranza espressa dai socialisti del nuovo PSI?