Icone: Rainbow flag
I colori dell'arcobaleno sono ormai un marchio di tutte le manifestazioni per i diritti degli
omosessuali. E spesso indicano i luoghi di ritrovo degli omosessuali. La bandiera arcobaleno è
ovunque il diritto alla libera espressione sessuale viene rivendicato. Ma i colori dell'arcobaleno
sono anche i colori della pace.
Gilbert Baker partecipò alla rivolta dello Stonewall, che aprì la stagione delle lotte per i diritti degli omosessuali.
A Baker si deve l'adozione, da parte dei movimenti omosessuali, della bandiera che in origine aveva otto colori, ciascuno avente un significato: l'arancio (la liberazione), il blu (l'arte), il giallo (il sole), l'indaco (l'armonia), il rosa (la sessualità), il rosso (la vita), il verde (la natura) e il viola (lo spirito).
In realtà, oggi, i colori sono normalmente sei e vanno e vengono il blu, il rosa e il viola.
Accade poi che l'arcobaleno, nelle sue varianti, venga sbandierato dal movimento omosessuale oppure da quello pacifista, o dagli omosessuali che marciano per la pace o dai pacifisti che appoggiano i diritti degli omosessuali. In una confusione stupenda.
Su Pride del marzo 2003 un lettore scriveva al direttore lamentando questa confusione, lesiva verso l'identità omosessuale. Al lettore, che chiedeva la restituzione di un simbolo, il direttore rispondeva che no, in effetti la raimbow flag nasceva nel 1978, negli Stati uniti, nell'ambito di manifestazioni per i diritti civili, richiamando, come riferimento politico, quella che sarebbe diventata la Raimbow coalition di Jesse Jackson (figura carismatica dell'ala più liberal del Partito democratico e delle comunità non bianche nordamericane).
L'arcobaleno avrebbe così rappresentato tutte le lotte per i diritti e dunque legittimamente quelle per la pace.
Sarebbero stati gli omosessuali ad adottare successivamente la raimbow flag.
Meglio così. È giusto che tutti questi colori (la bandiera dovrebbe tornare agli otto originari) rappresentino molto di più che un'identità. È giusto che rappresentino tutti i diritti.
Gilbert Baker partecipò alla rivolta dello Stonewall, che aprì la stagione delle lotte per i diritti degli omosessuali.
A Baker si deve l'adozione, da parte dei movimenti omosessuali, della bandiera che in origine aveva otto colori, ciascuno avente un significato: l'arancio (la liberazione), il blu (l'arte), il giallo (il sole), l'indaco (l'armonia), il rosa (la sessualità), il rosso (la vita), il verde (la natura) e il viola (lo spirito).
In realtà, oggi, i colori sono normalmente sei e vanno e vengono il blu, il rosa e il viola.
Accade poi che l'arcobaleno, nelle sue varianti, venga sbandierato dal movimento omosessuale oppure da quello pacifista, o dagli omosessuali che marciano per la pace o dai pacifisti che appoggiano i diritti degli omosessuali. In una confusione stupenda.
Su Pride del marzo 2003 un lettore scriveva al direttore lamentando questa confusione, lesiva verso l'identità omosessuale. Al lettore, che chiedeva la restituzione di un simbolo, il direttore rispondeva che no, in effetti la raimbow flag nasceva nel 1978, negli Stati uniti, nell'ambito di manifestazioni per i diritti civili, richiamando, come riferimento politico, quella che sarebbe diventata la Raimbow coalition di Jesse Jackson (figura carismatica dell'ala più liberal del Partito democratico e delle comunità non bianche nordamericane).
L'arcobaleno avrebbe così rappresentato tutte le lotte per i diritti e dunque legittimamente quelle per la pace.
Sarebbero stati gli omosessuali ad adottare successivamente la raimbow flag.
Meglio così. È giusto che tutti questi colori (la bandiera dovrebbe tornare agli otto originari) rappresentino molto di più che un'identità. È giusto che rappresentino tutti i diritti.
