Ottobre 2003

This think of Darknes

Apri gli occhi. Era un freddo mattino primaverile, e la luce tagliava l'aria pesante della tua stanza penetrando dalle fessure delle imposte. Aspetti che le pupille si adattino al chiarore, e poi ti alzi. Che bello se la colazione fosse già pronta! Che bello se fossi sposato, o almeno convivente. Non più da solo. Ma c'è ancora tempo per questo. Sei giovane, e di certo i tuoi anni non scapperanno più veloci di quelli che sono già fuggiti.
Oggi è domenica, pensi mentre ti prepari la colazione. Lo pensi di nuovo mentre ti metti il vestito buono. A messa. Non ti è mai piaciuto andare a messa, ma i tuoi te lo hanno sempre inflitto come un obbligo morale, e ora ti sentiresti a disagio a cambiare. Ti sentiresti nudo. Rifletti che, a pensarci bene, tutta la tua vita è passata così, cercando di mantenere, di salvare quello che già era. Chi è che aveva detto che qualsiasi essere tendeva a perseverare nel suo essere? Spinoza, forse. E' troppo presto per pensare. Hai ancora troppo sonno. Meccanicamente ti prepari, e vai al rito.
La solita predica, pensi tornando a casa, se non fosse stato per quel particolare che ti aveva infastidito. Per il resto tutto come da anni a questa parte. Lo stesso Cristo appeso, grondante di sangue e di dolore. E ogni goccia, ogni stilla era un vortice d'amore versato per la salvezza dei figli prediletti di Dio. Le stesse statue dei santi nelle nicchie delle pareti. Anche loro, martiri per fede, grondavano sangue e benedizioni per i loro carnefici. La stessa precisione nel dare le ostie, il corpo, la carne di Cristo, e il suo sangue, il vino del perdono. L'amore e il sangue. I segni di pace, i mea culpa, i pater noster, le ave Maria... E poi, improvvisa come una bestemmia e sussurrata come un sospiro quella frase, quella benedizione. E benedetti siano, incredibile, tutti i diversi, loro, giusto?, anche gli eterosessuali. Eterosessuali? Diversi? Che il prete si fosse sbagliato? Eppure sapevi per certo che conosceva abbastanza bene il greco. Ti aveva fatto qualche ripetizione privata quando frequentavi le superiori. Che avesse preso un omo- per un etero-? E poi nessuno aveva protestato. Nessuno aveva accennato neppure un sorriso. Così strano... Sorridi. Non pensarci più. A casa inizi a prepararti il pranzo. Tra poco verrà Assunta, e finalmente potrai baciarla di nuovo. Sentire nuovamente quel sapore sulle labbra. Soddisfazione. Completezza.
Senti suonare, procedi lento alla porta e apri. Lei è lì, sorride e ti guarda. Ti saluta ad alta voce, come a farsi sentire da qualcuno lontano, e ride. Sempre ad alta voce. Hai capito perché? No. Non hai capito perché lei abbia riso. Di cosa? E perché tutto quel chiasso? Avresti preferito un bacio silenzioso e buio, come aveva sempre fatto. Invece quelle risate ad alta voce. Chiudi la porta.
Chiedi ciò che credi ti spetti di diritto. Un bacio. Cosa? Che bacio? Sei impazzito? Ma tu hai chiesto solo un bacio. Dopo due settimane che non vi vedete, ti sembra il minimo. Perché non ti ha baciato appena aperta la porta? Perché invece ha riso? Oggi sei strano. Cosa ti è successo? Ti vede stravolto, Gregorio. E poi cos'è questa storia dei baci? Non vorrai mica che tutti vi vedano.
Valle a capire le donne. Sono come una macchina, sì, proprio come una macchina sofisticata e senza istruzioni. Oppure mal funzionante.
Mangiate scambiandovi le solite, sbiadite chiacchiere sul lovoro-genitori-salute. E di voi? Non ne parlate? Avevi in mente di fare l'amore oggi, ma a quanto pare non se ne parla. E tu non sarai di certo il primo a tirare fuori il discorso.
Assunta si affaccia alla finestra, e si appoggia al davanzale. Strisciando come il demonio le arrivi alle spalle. La abbracci da dietro e, torcendo il collo, la baci sulle labbra. Il suono è forte nel meriggio di quella fredda domenica. Lei si gira, e al posto del sorriso che scioglie ogni ghiaccio ti trovi a fissare due occhi gelidi. Capisci che non hai fatto cosa gradita. Vorresti tanto avere le istruzioni. Invece hai uno schiaffo a piena mano, il cui suono è molto più roboante di quello del bacio. Poi Assunta rientra in casa. La segui. Le donne sono pazze.
Potevano vedervi. Potevano vedervi? Chi? E perché? Non capisci. Chi? E con ciò? Perché, era un mistero? Cribbio, siete una coppia da almeno sei mesi, e lei non ha mai disdegnato un bacio, seppure in pubblico. Sei confuso. Ma non solo confuso. Anche arrabbiato. Per calmarti esci di nuovo dalla finestra. Nel viottolo stanno passando due figure che si abbracciano. Stai per girarti e dirle di guardare anche lei, e casomai di smettere di fare la scema, ma ti accorgi che qualcosa non va. Cosa? Non noti nulla di strano nelle scarpe, nei pantaloni. Non nelle maglie e non nelle giacche. Invece noti qualcosa di strano nei capelli. E nelle barbe. Due uomini. Due uomini? Si baciano... Sotto casa tua... In pieno giorno... Incredibile! Che schifo! Stai per tirar loro qualcosa dal balcone, che imparino a fare queste schifezze sotto casa loro, quando ti viene in mente che forse a lei farebbe piacere che ti comportassi in maniera più razionale.
Non vuoi aggravare le cose facendoti dare dell'impulsivo irrazionale, perciò decidi di buttare giù solo delle parole. Aria. Non fa male.
Vergognatevi! Fate schifo! Froci! Siete contronatura! Andate lontano da qui, finocchi, altrimenti...
I due alzano la testa, e noti che sono abbastanza stupiti. Ti guardano con occhi spalancati e le bocche semichiuse dallo stupore. Vorresti continuare la frase, ma le mani di Assunta ti tirano indietro. Ti riportano nella sicurezza della stanza. Nell'intimità della cucina. Nel buio del privato. Cosa avevi in mente di fare? Sei pazzo? Vuoi farvi scoprire? Lei non capisce cosa tu abbia fatto oggi, ma per colpa tua ora siete tutti e due nei guai. Perché sicuramente molti avevano sentito, e prima o poi l'avrebbero vista uscire da quella casa. E fare due più due sarebbe stato facile. Due più due? Ma che diavolo andava dicendo? Chi l'avrebbe vista uscire? E chi avrebbe fatto i conti? E che conti? Giuri che oggi non capisci più niente.
E se ora vi scoprono? Lei non sarebbe mai in grado di sopportare la vergogna. E poi la diffamazione. Cosa avrebbe detto sua madre? E tua madre? Che ti ha preso? Lei credeva che quella di uscire allo scoperto sarebbe stata una cosa da decidere in due. Ma invece no!, tu fai sempre tutto da solo! Solo che qui ne va non solo della tua vita, ma anche della sua! Della sua? Ne va della vita? Certo! Della carriera, delle amicizie, forse perfino della famiglia! Ma di che sta parlando? Non lo sai e non lo riesci a capire. La testa inizia a girarti e ti siedi. Ti stai pentendo, allora? E non potevi pensarci prima? Sei proprio uno stupido. Uno stupido naso!
E questo? Che cosa avrebbe voluto dire? Uno stupido naso? Che cosa vuol dire? Naso? Sì, certo, ora non sai neppure che cosa significava naso! Come no! La smetti di fare l'idiota? Idiota? Ma che vuol dire naso? Sei uno stupido, uno stupido stronzo. Le hai rovinato la vita. Se ne andrebbe se potesse, ma ha paura di uscire di casa, adesso. E' costretta a rimanere qui per colpa tua e delle tue sciocche bravate! Sei un imbecille, un rincitrullito.
Sarai pure tutto quello che dice lei, ma non riesci a capire perché non possa uscire fuori dall'appartamento. Ora lei ti sta dando ai nervi, e vorresti che se ne andasse. Senti del brusio sotto la finestra. Esci, mentre lei ti sussurra di non farlo, pazzo, o per lo meno di mantenerti il più nascosto possibile. Riesci a vedere un gruppo, o forse sarebbe meglio dire una folla, di persone sotto casa tua. Tutti guardano al tuo balcone. Alcuni di loro hanno le mazze. Tra il brusio senti le parole vergogna, schifosi, randellate, nasi. Di nuovo questo naso... Sei confuso, sempre più confuso, ma noti che nella folla ci sono due ragazze che si stanno baciando. Ma a quelle nessuno ci fa caso. Anzi, un signore le sta guardando e sorride, dagli occhi gli cola dolcezza e rimpianto per una giovinezza, e forse un amore, ormai presenti solo nella memoria. Eccone altri due, ragazzotti che si baciano l'un l'altro. Ti fanno proprio schifo quei finocchi maledetti, contronatura.
Rientri in casa, e lei sta piangendo sul divano. Ha sentito anche lei la folla, e non riesce a trattenere la paura, che le esce diluita dagli occhi. Ora vi picchieranno. E perché? Cosa avevate fatto di male? Ma proprio non capisci? Perché fai finta di giocare? E' una cosa seria! Siete di sesso diverso!
Non capisci. Proprio non capisci. Non capisci perché non puoi uscire di casa, perché ti dovresti vergognare, non capisci perché nessuno stava dicendo niente a quelle coppie di invertiti, non capisci che cosa volesse dire la parola naso e non capisci perché sia una cosa seria che voi siate di sesso diverso.
Decidi di scendere giù, di vedere un po' di chiarire. Di fare un po' di luce nel buio che ti attanaglia la mente e ti fa girare la testa. Fai per andare verso la porta, e Assunta urla. Fermati! Ma sei pazzo? Sei impazzito per davvero, allora! Vuoi farti ammazzare? Quelli lì sotto non sono bambini, fanno sul serio! Ti uccideranno!
Allora decidi di chiamare la polizia. E' ora di chiarire qualcosa. E cosa vorresti dirgli? Che siete due nasi che stavano pomiciando? Quelli vengono e vi spezzano le ossa. Non avete scampo. Ormai tutto è finito.
Senti bussare alla porta. Colpi decisi. Niente convenevoli. Una voce dura e sgradevole vi ordina di uscire, voi schifosi nasi! Ti avvicini alla porta e fai per aprire.
No! Fermo! Ti uccideranno!
Non capisci.
Non capisci cosa succede quando apri la porta. Non capisci cosa succede quando un uomo alza un bastone alto sulla sua testa. Non capisci cosa succede quando il bastone cade sulla tua testa, tra le urla di Assunta. Non capisci cosa succede quando il tuo sangue ti cola sugli occhi. Non capisci cosa succede quando, crollando sulle ginocchia, tutto il mondo si fa rosso. Non capisci cosa succede quando senti, infine, il dolore che scende giù dalla testa come una valanga. Non capisci cosa succede quando avverti, improvviso, il freddo pavimento che poggia sulla tua guancia. Non capisci come possa essere successo, ma tanto sei morto, e non capirai mai più.

Giulio Recchioni