Dicembre 2003

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- Ti è piaciuto il pasticcio, mamma?
- Sì, grazie.
- Vuoi qualcos'altro?
- No, sto bene così.
- Allora andiamo a fare quattro passi lungo l'Avenida Atlântica?
Così iniziò una delle sere più lunghe della mia vita. Ormai era deciso, entro pochi minuti mia madre avrebbe saputo tutta la verità sul suo unico figlio maschio.
Era da parecchio che glielo volevo dire ma, un po' per tutti i sentimenti che tiriamo in ballo per non fare questo passo (vigliaccheria, codardia, ma non capirà mai!!!, ecc, ecc.) l'avevo deciso. Non so se il momento era quello giusto o no, non so se dovevo farlo, ma lo feci. E così? Ci sediamo qua? Ti va? Fa un caldo e forse una bibita ghiacciata aiuta a rendere più sopportabile una serata così calda (o sarà forse che il caldo ce l'ho dentro di me. Il caldo della vergogna? Vergo-gna di cosa, insomma! la vita è o non è la mia?)
- Che prendi?
- Un guaranà.
- Per me una birra.
- Mamma! Guarda quant’è bella la vista da questo chiosco.
(Infatti, a destra avevamo il mare a sinistra il Copacabana Palace e davanti a noi il Pan di Zucchero illuminato.)
- Già.
Come mai è così taciturna? Saprà forse perché ci troviamo qui? Oddio, che faccio? Glielo dico! NO, forse è meglio di no, non capirebbe. Ma che cazzo dico? Se mi vuole bene me ne vorrà anche se so-no diverso. E se mi picchia??? Sono fuori, mi credo ancora un bambino nonostante abbia 25 anni.
Ma che gliene frega? Io abito in Europa, a 12 mila km di distanza, non lo saprebbe mai! Basta tace-re o dire una bugia! Bugia! Basta, non voglio più mentire! Non voglio più pensare che lei mi vuole bene perché mi crede in un modo piuttosto che in un altro? ecco, o la va o la spacca!
- Mamma, sai che amo una persona?
- Bello! Complimenti, spero che tu sia felice con questa persona.
- Sì mamma, nonostante tutto lo sono, eccome. Ci conosciamo da due anni or sono?
- Va bene.
- ?
- Mamma!
- Dimmi.
- Sai quella persona?
- Sì, che c'è?
- Lei, la persona, è del mio stesso sesso?
- ?
- È un dottore, mamma, ha 38 anni ed è molto carino. Perché mi guardi così? Non eri tu che volevi avere un medico in famiglia?
- Non è divertente!
- Mamma, perché quella lacrima, gli occhi rossi?
- Niente, va bene così.
- Mamma, io sono felice, non ti basta?
- Sì, ma dove ho sbagliato?
- Sbagliato? Perché? Perché sono gay? E se tu non avessi sbagliato niente ed io fossi nato così?
- Ma perché?
- Che ne so, io! So soltanto che sono fatto così.
- Ma sei così bello e alto?
- È buffo, mi ricordo che quando ero piccolo che tu dicevi sempre che avresti preferito avere un figlio malavitoso che gay, è vero o no? Invece io non sono un malavitoso ma sono gay.
- Ma mica lo dicevo sul serio.
- Sul serio o no, io sono fatto così.
- ?
- Che cosa intendi fare?
- In che senso?
- Vuoi diventare un travestito? Non sopporterei?
- Non ti preoccupare, anche perché i tacchi a spillo non mi donano?
- Non è divertente!!!
- Mamma, ho detto d'essere omosessuale, non travestito. Non è mica la stessa cosa.
- In ogni caso dammi tempo per assimilare?
Dopo questa sera di fuoco andammo a dormire, ad ogni modo, prima chiamai il mio fidanzato per raccontargli la serata. Ne avevo bisogno. Seguirono due giorni di silenzio, quindi mia madre mi chiamò e mi affermò che per lei ciò che importava era la mia felicità. Che mi amava e che avrebbe rispettato le mie scelte. Alcune settimane dopo, lei conobbe il mio fidanzato. Devo dire che il rapporto fra di loro non fu molto idilliaco all'inizio, ma dopo alcuni mesi aveva già imparato a volergli molto bene, addirittura ha preso le sue difese in alcuni episodi, a discapito mio! Dopo ciò che è successo siamo più uniti, legati da un rapporto vero e profondo. Lei che mi ha messo al mondo è anche mia amica, e questo è bellissimo.

Luigi