Giugno 2004

Coming Out

...la mia amica mi guardava perplessa. La sua mente ha avuto bisogno di qualche secondo per mettere a fuoco il significato delle due parole che le avevo appena detto con voce ferma e decisa, puntando i miei occhi ai suoi, "sono gay". Poi entusiasta mi dice: "che bello! Ne avevo sentito tanto parlare ed ora eccone uno vicino a me in carne ed ossa".
Adesso ero io ad essere sorpreso per quella disarmante affermazione. Non so, forse mi aspettavo una reazione diversa... a diciotto anni non avevo ancora elaborato l'idea che gli esseri umani sono tanto diversi tra loro e che la reazione a determinati stimoli è cosa assolutamente imprevedibile. A distanza di più di vent'anni da quel giorno ho scoperto che dicendo quelle due parole avevo fatto un caming out. Allora non conoscevo questa espressione ma ero perfettamente cosciente del bisogno che mi aveva spinto a dichiararmi: poter essere me stesso, almeno con lei. Da quel momento avrei potuto raccontare la mia vita, le mie storie, i miei sogni senza menzogne, senza ricorrere al sotterfugio di mutare le O in A (parlando dei miei partners).
In seguito ho capito che più di un caming out è necessario parlare dei coming out: il primo è quello che si fa con se stessi. Consiste nel riconoscersi e nell'accettarsi, nell'essere coscienti di ciò che si è, nel cercare il modo per esprimere e per vivere la propria affettività e sessualità. Tutto ciò suppone certamente un percorso difficile e spesso doloroso poiché non è semplice misurarsi continuamente nella battaglia tra ciò che si è e ciò che gli altri, la società con i suoi standard comportamentali, vogliono che si diventi. Alcuni si rassegnano a sacrificare la propria natura, i propri sogni ed aspirazioni in cambio di una tranquilla vita "normale". Gli altri, coloro che decidono di andare avanti coerentemente alla propria natura, possono decidere se vivere una doppia vita, anche questa spesso piena di rinunce e di sotterfugi, oppure lentamente, nel rispetto dei propri tempi, iniziare un percorso, che mi piace chiamare di "piena liberazione" e che a mio avviso è la strada più semplice per vivere la propria vita in armonia e sintonia con il proprio essere. Dopo quello con gli amici, per molti il più semplice e naturale, generalmente il coming out più difficile continua ad essere quello fatto con la propria famiglia. Sembra un paradosso: è proprio alle persone che più ci amano e che più amiamo non riusciamo ad esprimere ciò che realmente siamo. E' pur vero che molte famiglie sono un concentrato di egoismi e tante volte si fa finta di non vedere, di non accorgersi illudendosi di preservare, in questa immobilità paralizzante, la pace e la serenità famigliare. Alcuni scelgono la strada del "silenzio/assenso" che da una parte permette di vivere liberamente la propria vita e dall'altra si evita di affrontare apertamente il tema: si sa ma non se ne parla.
La paura di far del male, di deludere, di tradire le aspettative di un genitore, di un fratello o di una sorella è così forte da impedire qualsiasi apertura o dialogo sull'argomento. Tanti sono, dunque, i coming out, ma personalmente penso che il più facile, il più appagante ed il più liberatorio rimanga sempre quello che non è necessario fare: è la scelta di vivere in sintonia con se stessi e con gli altri, parlando chiaramente senza autocensure e senza timori, vivendo in tutta libertà, coscienti di averne tutto il diritto, la propria vita affettiva, emotiva e sessuale.

Marino