Giugno 2004

Io, Roberta

Il treno corre veloce ma non tanto quanto i miei pensieri, ripercorro in un attimo la mia vita, ma non voglio pensarci.
La mia mente è presa da ben altro: tra poco l'endocrinologo mi darà il risultato delle ennesime analisi fatte: sono tesa e a volte mi chiedo se ne vale la pena... ma il mio corpo cambia ogni giorno e lo vedo adattarsi dolcemente all'immagine che ho di me stessa.
"Gli ormoni" mi dico, ma no, non è esattamente una questione di ormoni: io sono donna, lo sono sempre stata, mi sono sempre sentita di esserla.
Dovevo adattare solo il mio corpo, correggere quell'errore di un Dio, per una volta distratto.
Chissà cosa avrà pensato Dio quando mi vedeva, da piccola, chiusa nella mia camera mentre provavo i vestiti di mia madre e mi guardavo allo specchio sussurrando "ecco, questa sono io".
Ma fuori da quelle quattro mura mi aspettavano i miei compagni, il motorino, il mio mondo di ragazzo scapestrato di figlio irrimediabilmente maschio. Ma io non ero questo. Con il passare degli anni, anni difficili, ho costretto me stessa a fare i conti con quello che realmente ero e che volevo essere: una donna.
Ripenso allora alla visita al consultorio, i consigli dello psicologo, i pareri e le domande dei medici "ma sei proprio convinto ?".
Certo che lo ero e che lo sono ancora. Il percorso è lungo è doloroso.. gli ormoni, l'intervento, i sentimenti, le aspettative tradite della famiglia.
Io vado avanti: tante volte mi sento sola, sento l'affetto negato e mi chiedo "troverò mai un compagno che sappia amarmi".
Il mio ottimismo e la fiducia nella vita mi aiutano ad andare avanti.
Il treno corre veloce, sono quasi arrivata.
L'endocrinologo mi guarderà, mi consegnerà il risultato delle analisi con un "tutto bene signorina".
Mi godrò quel momento, sapendo che stringendo i denti e per amore verso me stessa ce la farò ad andare avanti.

Roberta