Agosto 2004

La storia del Re

Si racconta che un Re, ossessionato dall'idea di far ordine nel suo regno, fosse riuscito a organizzare tutto e tutti in maniera che nulla fosse fuori posto.
Le difficoltà che aveva dovuto superare non erano poche, soprattutto per quanto riguardava la destinazione dei suoi sudditi, ma poi, dopo aver riflettuto a lungo, aveva messo i ministri con i ministri, i soldati con i soldati, gli artigiani con gli artigiani, ecc. ecc. Questa non era certo la soluzione migliore e il Re soffriva un poco perché non aveva potuto separare i grassi dai magri, i biondi dai bruni, gli alti dai bassi; i grassi infatti figuravano certo fra i ministri, ma anche fra i soldati, fra gli artigiani e così via.
Fra i tanti problemi che aveva dovuto risolvere uno solo non gli aveva dato alcun fastidio: la divisione degli uomini dalle donne.
Avvenne però che un ministro, attento e scrupoloso, gli disse un giorno che fra gli uomini e le donne esistevano alcuni che possedevano un sesso per metà maschile e per metà femminile. La cosa meravigliò il Re che pensò di risolvere la confusione con un editto:
«Tutti coloro che possiedono un sesso per metà maschile e per metà femminile devono lasciare il regno»
E così fu fatto.
Il ministro però gli ricordò che si dovevano considerare anche coloro che, pur essendo donne, avevano desiderato comportarsi da uomini e altri che, pur essendo uomini, avevano desiderato comportarsi da donne e il Re, paziente, emanò un secondo editto:
«Tutti coloro che essendo donne hanno desiderato comportarsi da uomini e tutti coloro che essendo uomini hanno desiderato comportarsi da donne, devono lasciare il regno».
E così fu fatto.
Il ministro, che era persona assai seria e meticolosa, si sentì ancora in dovere di dire al Re dell'esistenza di persone che avevano sognato, desiderato o addirittura amato persone del proprio sesso per cui, forse, non tutte le donne erano veramente donne e non tutti gli uomini erano veramente uomini. Il Re rimase a lungo pensieroso, ma poi, non potendo tollerare una tale mescolanza, emanò un terzo editto:
«Tutti coloro che hanno desiderato, sognato o addirittura amato persone del proprio sesso, devono lasciare il regno».
E così fu fatto... ma purtroppo il Re si accorse ben presto che l'avevano lasciato solo.
Vagò a cavallo per il suo regno senza incontrare uno solo dei suoi sudditi, attraversò, chiamando a gran voce, tutte le stanze del suo castello, ma nessuno rispose, anche la Regina l'aveva abbandonato.
Si ritirò allora nella stanza del trono e cominciò a camminare su e giù, lentamente. Ripensò al suo regno, al suo popolo, alla loro lontananza, alla sua mania di mettere ordine in ogni cosa, alla disperazione della solitudine, alla sua vita passata, al suoi sogni, alle sue fantasie e... quasi all'improvviso si accorse che forse... sì... forse una sola volta, o due o tre... sì, certamente, era capitato, anche a lui era capitato e... allora?
Allora anche il Re lasciò il regno.

dall'intervento della Dott.ssa Lucia Bonuccelli a "Diversi da chi ?", 27 giugno 2004

D'Oriente

Oro e porpora
alle pareti
sorrisi e guizzi.
Forzieri
anelli
una nave pirata
raccoglie
sussurri e grida
alla vita.
Drappi e broccati
come tende
tuareg
come pareti
di riso
vento
gioco.
Il sorriso adolescente
i tuoi occhi
la parte di noi
che non teme felicità.
Una luna
fumé
ci impazzisce di gioia
e l'altra
ci intravede
tra le nuvole basse
che scorrono
via
come foulards
al vento
verso orizzonti
di differenze e unità.
L'alba
mi coglie
denso
tra le tue braccia

Renato