Dicembre 2004

Culo Culattone

La parola "culo" e' d'origine indoeuropea ed e' entrata nella nostra lingua attraverso il latino "culum" che e' attestato nel suo significato di "deretano" fin dal 1300, o come "fondo d'un recipiente o d'un oggetto" fin dal 1571 (1).
E' un termine che ha dato origine a numerose espressioni. Nel Nord Italia "culo", ma anche l'accrescitivo "culattone", indica il gay, con l'uso di una forte sine'ddoche (che nomina una parte, in questo caso il culo, appunto, per il tutto, cioè l'uomo omosessuale). Oppure possiamo definirlo un traslato, una metoni'mia: una figura retorica che consiste nell'usare, invece del termine che gli sarebbe più proprio, un altro che, comunque, abbia con il primo un riferimento logico. Perciò, invece di parlare di un uomo che usa l'ano nei suoi rapporti sessuali, si parla direttamente del suo organo. Appunto, il culo.
Leccare il culo: vuol dire adulare qualcuno, ad imitazione di come fanno alcuni animali che, appunto, leccano quella parte nel maschio dominante nel gruppo o nel branco, per manifestare la loro sottomissione.
"Essere culo e camicia": si usa soprattutto nel Norditalia, con l'eccezione del Veneto, e della Toscana, dove si preferisce il più morbido "essere come pane e cacio" (2).
"Capi' cor culo": a Roma indica una totale mancanza di comprensione (3) e corrisponde all'altro modo di dire: "in culo sì, in testa no".
"Vent'anni e 'r culo tonno, dureno poco" (4): sempre a Roma, vuol dire che la giovinezza e la perfetta forma fisica sono destinate a svanire con il tempo.
"Paraculo": e' espressione tipicamente romana e serve a indicare una persona astuta, un "dritto", uno che riesce a raggiungere il suo scopo. Forse l'origine e' da spiegare nel modo seguente: uno che si "para" il culo, cioè, se lo copre, se lo difende, per evitare di essere "inculato", dimostra di essere in gamba.
"Prenderlo in culo": e' sinonimo di "prendere un fregatura".
"Prendere per il culo" (5): prendere in giro, offendere.
"Vattela a prenne 'n culo": invito piuttosto forte ad essere lasciati in pace rivolto a chi ci infastidisce.
"Rodimento di culo": situazione di forte nervosismo, di luna storta.
"Essere inculato", e' figurativo per "essere derubato", "prendere una fregatura", "subire qualcosa di sgradevole" (tipo, un'interrogazione in classe andata a male: "Il professore di Storia m'ha inculato su Garibaldi!").
"Una faccia come il culo", "avere il culo in faccia": e' usato un po' in tutta Italia per indicare qualcuno che ha la faccia tosta, e' impertinente, sfrontato.
"Alzarsi con il culo storto": svegliarsi male al mattino.
"Avere il culo chiacchierato": e' sinonimo di omosessualità.
"Avere culo": avere una fortuna esagerata. Questa e' l'espressione di certo più curiosa ed ha senz'altro a che vedere con l'abitudine di toccare il culo ai propri amici per augurarsi la buona sorte. Corrisponde al carezzare la schiena del gobbo. Probabilmente l'origine e' da ricercarsi nel fatto che i bei giovani dal culo appetitoso venivano molto richiesti dai romani di una volta che, per poterli penetrare sessualmente, li ricoprivano di regali. Così, avere un bel culo, per un ragazzo, era indizio di una vita più facile, più fortunata dei propri coetanei. Che i giovani fossero piuttosto ricercati da adulti non necessariamente omosessuali (un po' com'era avvenuto nell'Antica Grecia), e' dimostrato anche dal proverbio che io stesso sentivo ripetere dai vecchi di Testaccio (sposati e con figli), un popolare quartiere romano, quand'ero ragazzino: "carne de maschietto, carne de capretto"!
Anche su quest'altra parte del corpo umano, la genialità di Giuseppe Gioacchino Belli si e' scatenata, dando vita al sonetto Pijjate e CCapate, cioè, Prendete e Scegliete.

Pe nnun di' cculo, ppo'i di chiappe, ano,
Preterito, furello, chitarrino,
Patume, conveggnenze, siggnorino (6),
Mela, soffietto, e Rrocca-Canterano (7).

Di' ttafanario, culeggio-romano(8),
Piazza-culonna (9), Culiseo (10), cusscino,
La porta der cortile, er perzichino (11),

Bbomme' (12), frullo, frullone (13) e dderetano.

Faccia de dietro, porton de trapasso,
Er cularcio (14), li cuarti (15), er fiocco, er tonno (16),
E ll'orgheno, e 'r trommone, e 'r contrabbasso.

E cc'e' cchi lluna-piena l'ha cchiamato,
Nacch'e ppacche (17), sedere, mappamonno,
Cocommero, sescesso (18), e vviscinato (19).
Note:
1) In un testo di Benvenuto Cellini, riportato da Cortellazzo-Zolli, Vol. I, pag. 305.
2) Paolo Zolli, Le Parole Dialettali, Rizzoli, Milano 1986, pag. 96.
3) Valentino De Carlo, Er Gran Libro de la Parolaccia, Meravigli, Vimercate 1992, pag. 52.
4) Anonimo, I Proverbi Romanesschi, Grandmelo', Roma 1996, pag. 30.
5) Pino Carciotto - Giorgio Roberti, L'Anima de li Mottacci nostri, Piazza Ed., Torino 1982, pag. 50.
6) Nome prediletto dalle monache.
7) Paese dello Stato romano: equivoco di monticello, da ca'ntero.
8) Collegio romano.
9) Piazza Colonna.
10) Colosseo, detto veramente da' plebei di Roma er Culiseo.
11) Piccola pe'rsica (cioe' pesca, nda).
12) Abbombato.
13) E' noto strumento da abburattare che si vede nell'impresa della Crusca col motto "Il più bel fior ne coglie".
14) Specie di taglio di macelleria di bestia grossa presso l'ano. Termine dei macellai che indica un taglio di carne dei quarti posteriori... si chiama pure culaccio.
15) Propriamente delle carni macellate.
16) Il tondo.
17) Pacche... in napoletano vuol dire natiche, e a Roma in traslato si dice comunemente delle metà delle frutta, dei carciofi spaccati in due.
18) Secesso (cioè, l'evacuazione o l'interno del corpo umano, nda).
19) Allorche' un ano e' enorme, si dice: "Pare un vicinato".


di Massimo Consoli - da Etimologaya