Febbraio 2005

 

2040

La solita campana.
Mi sveglio di soprassalto, come se per me quella campana assordante fosse un suono nuovo.
Il rumore metallico aumenta gradatamente mentre mi avvicino all'uscita. Ho gli occhi ancora un po' chiusi. Barcollo verso l'uscita, l'aria è calda e priva d'umidità, mi entra nei polmoni, sembra non bastare mai.
Nemmeno faccio in tempo ad uscire che già mi prendono, senza nemmeno controllare che il numero che mi hanno tatuato sulle braccia e sulla nuca corrisponda al loro elenco. I miei piedi strusciano sulla sabbia rossa, trascinato come dalla corrente da due uomini che mi porteranno a fare la visita medica. Giro per quello che posso il collo, e vedo i segni dei miei piedi scalzi calpestati da altre presenze che si muovono in maniera confusionale su uno sfondo irreale.
Non mi ricordo molto, ma il dolore parte da dentro, e fa più male di quando il mondo mi crollò addosso, quel sereno pomeriggio d'autunno. Non ricordo il suo nome, o forse non ho voglia... ma non è questo che ora importa. La cosa importante è che riesco anche questa volta ad aprire gli occhi. Almeno per oggi potrò stare tranquillo: non visitano mai due volte la stesa persona.
Tutto sommato mi trovo bene qui. Ogni tanto ci sono persone che si uccidono, si impiccano con i loro "amici". Li chiamano così, "amici". In tanti lo fanno, e se avessi il coraggio e non fossi così solo forse lo farei anch'io.
Cammino intorno. Tutt'intorno, sulla sabbia rossa, quasi a delimitarne i confini immaginari. Non ci sono recinti in questo posto, possiamo andare dove vogliamo; il problema è che abbiamo dimenticato il dove. Qualcuno si è allontanato, e non è mai tornato; non li vanno mai a cercare quelli che si allontanano. Non mi ricordo come sono arrivato fin qui, so solo che mi ci hanno portato. Forse in passato ho letto di questi posti, ma non possono di certo essere gli stessi.
Intanto mi sento bagnato tra le gambe: deve essere sangue. Succede sempre dopo le visite. Non so perché lo facciano, forse per punirci. Oggi ne hanno preso uno enorme, e ridendo me lo hanno sventolato sul viso. Non so di cosa siano fatti. Sembrano di legno, ma sono neri, come quasi tutti quelli che qui hanno quelle divise da militare. Sono svenuto.
Il sole è così forte e caldo che oltre a farmi male agli occhi scalda così tanto che spesso cado senza capire il perché. Però mi riprendo subito e continuo a camminare, segnando i confini. Quando tramonta posso vedere tutti gli altri fabbricati intorno, fino a quasi vederne la fine. Ma non faccio mai in tempo, sono talmente tanti che mi stanco sempre di contare.
E' l'ora del "rifornimento"... così lo chiamano. Ci attaccano in gruppo ad una sacca che tramite una flebo ci dà il nutrimento per un altro giorno, con quei liquidi senza il quale forse rischierei di morire. Non so da quando ho smesso di mangiare, il mio stomaco ormai non so più a cosa serva. Qualcuno che non sviene durante le visite dice che è come se mangiassimo noi stessi. Non ho mai capito però cosa volesse dire. Io so solo che quando mi chiamano ed entro per la visita svengo. Svengo sempre. Ma questo ora non importa. A parte le visite sto bene. Ci sono tanti come me qui. Tanti, come quello che cerco. Ora sorrido. Non mi capita spesso di sorridere.
Non ricordo da quando ci sono. Però, forse, se ci fosse lui sarebbe diverso; ma purtroppo l'ho perso. L'ho perso quand'era lontano. Ora potrebbe essere perfino affianco a me, ma non sarebbe lo stesso.
È di nuovo mattina.
È di nuovo sera.
È di nuovo buio.
2040. La spinta di omofobia, di un governo ultraconservatore, appoggiato dalle maggiori cariche religiose e da altri stati complici, dopo anni di un'anestesia liberale stabilisce e decreta la scomparsa di tutte le persone omosessuali.
Gli unici ricordi in questi rari attimi di lucidità appartengono ad un uomo. Ricordo che combattevo per i diritti negati, avevo un compagno ed avevamo adottato un figlio. Non di quelli "normali" come li chiamano loro, ma un po' "diverso". A noi toccavano quelli "di serie b", così li chiamavano, "bambini di serie B per persone di serie B". Ma non importava, era sempre il nostro bambino, e non uno scarto come avrebbero voluto loro.
Sono venuti a prendermi, mi sono ritrovato qui, solo, e non mi ricordo molto del resto.
Non so più cosa sono. Vedo solo rughe sulle mie mani. Le ultime parole che mi sono state dette: "lei verrà sconfinato perché persona deviata da impulsi sessuali non conformi alla massa, quindi, pericolosa per la sopravvivenza del genere umano tutto". Poggio le mani sul mio viso. Piango.

Mirko