Giugno 2005

Gocce di mercurio

La mia sessualità non è un segreto. Non porto una giacca con su scritto "lesbica 100%" ma se ho voglia di dare un bacio alla persona che amo lo faccio, anche se mi trovo a Piazza Salotto. Tutti quelli che mi conoscono lo sanno. E se è da poco che mi conoscono se ne accorgono presto...diciamo che non mi limito quando mi sento di dover fare degli apprezzamenti. In parole povere, non credo che la vergogna sia utile ad abbattere certe barriere, come invece potrebbe costruirne il fatto di andare in giro dicendo: "omosessuale è bello".
Vivere le mie passioni non è mai stato difficile. Lo devo ammettere: ho sempre incontrato persone che non hanno mai dato troppa importanza alla mia sessualità tutt'altro che convenzionale, come io, in fondo, non gliene avevo mai attribuita. Ho sempre vissuto le mie passioni in modo del tutto naturale. In questo campo mi sono sempre vista come una gocciolina di mercurio che, per una strana legge della fisica, se si avvicina a delle altre vi si unisce. Insomma il mio comportamento in campo affettivo risponde semplicemente ad una legge fisica per cui ci sono delle forze che si attraggono e altre che si respingono. Inspiegabilmente c'è un rapporto che non risponde a nessuna di queste leggi: il rapporto madre-figlia. Finchè condivido le mie esperienze con i miei amici, persone di cui mi sono assicurata la comprensione, non c'è nessun problema. Ma con la mamma...mi terrorizzava l'idea di scontrarmi contro uno sguardo stanco e debole. Debole per una storia da colabrodo che continua a vivere ogni giorno. Continua grazie alla consuetudine che la sacralità di alcune cose, come il matrimonio, debbano andare oltre il rispetto e la comprensione che due persone si giurano davanti a un prete; un prete che aborra il divorzio anche di fronte alle violenze e ai soprusi...e qui preferisco fermarmi perché andrei ben oltre il tema del mio monologo.
Ad ogni modo, un passo che per ogni omosessuale vuol dire liberarsi da un gran peso e finalmente sentirsi più o meno liberi, a me non era mai sembrato ovvio e doveroso come invece per tanti lo è stato: dire a mamma "mi piacciono le donne". In effetti non ne ho mai avuto l'intenzione. La paura di non essere compresa, la paura di non essere accettata da persone di cui senti terribilmente il bisogno, anche se spesso non lo ammetti, la paura di non riuscire a guardare più in faccia tua madre, e soprattutto la paura che ti guardi per sempre con occhi di disprezzo. In più ero fortemente convinta che la mia sessualità non interagisse in alcun modo con il nostro rapporto e che quindi andava più che bene così. Praticamente mi ero rassegnata al fatto che la mia sessualità, indipendentemente dalla natura che avesse, era una cosa che non doveva entrare nella sfera affettiva nella quale rientrava invece mia madre.
E' una persona decisamente molto aperta. Basti pensare che il mio migliore amico e il suo ragazzo hanno fatto una specie di coming-out a casa mia, invitati da mia madre. Invitati non come due amici ma come Mirko fidanzato di Giulio. Il loro imbarazzo non andava oltre il rispetto che mia madre ampiamente loro dimostrava. Ricordo anche che una volta aveva asserito, in un perfetto dialetto abruzzese :"a me nin mi ni mbort che fann quand stann da sul, pi mè so du brav' uajun' (non mi importa cosa fanno quando sono da soli, per me sono due bravi ragazzi). Mia sorella, inoltre, ha avuto molta pazienza nel delucidarla su ogni dubbio avesse riguardante l'omosessualità e di certo mi ha molto aiutato.
-grazie sorella mia-
Poi capita quello che ognuno di noi spera, mentre assolutamente non te aspetti.
Per la prima volta la fortuna, che mi ha sempre schifato come fossi un lebbroso, mi ha baciata. Ha tolto la benda e mi ha baciata. Guardandomi mi ha indicato lei.
Finalmente l'ho trovato.
Credevo fosse un privilegio per pochi e invece l'ho incontrata. Il primo pensiero al mattino: il suo sorriso. Non vorrei diventare oltremodo sdolcinata facendo diventare questo racconto un capitolo di Harmony lesbico...insomma, chi è stato almeno una volta innamorato saprà che queste banalità possono diventare tutte le emozioni del mondo. Vitali.
La casualità degli eventi a volte, in tutta la sua ironia (per fortuna o non), ci incastra in situazioni imbarazzanti...
In vesti di amica venne un giorno a casa mia la mia amata, per un pomeriggio tranquillo sul divano davanti la televisione. Dando uno sguardo decisionale sulla mia videoteca, un piccolo bacio fu galeotto. Mia madre, con l'accortezza di un agente degli swat, si era appostata dietro le nostre spalle da quieta, tranquilla e ingenua osservatrice. Al bacio la sua reazione fu una colorita esclamazione dialettale: "che stavat' a ffà...vi stavat' a bacià?" (cosa fate, vi baciate?) A tale esclamazione guardo la mia compagna che paonazza esclama " o che bello , questo non l'ho mai visto...'. In me l'imbarazzo misto con la situazione si tradusse in una risata convulsa... Ne susseguirono 30 minuti di interrogatorio a mia sorella con conclusiva porta sbattuta. La mia amata continuava a ripetermi "siamo ancora in tempo per andare via?". Ma io volevo che mia madre mi chiedesse e che, ormai liberata da ogni maschera, avrei potuto confessarmi e smettere di sentirmi due persone quando parlavo con lei. Durante il tempo che seguì, le frecciatine che lei istintivamente mi infilzava con una precisione diabolica, esplosero in me come una dichiarazione di guerra che accettai veemente.
"Se hai qualche rospo in gola sputalo che sennò ti strozzi..."decisa e freddamente spietata rispose: "nei tempi e modi giusti". Un milione di pensieri diversi mi attraversarono la mente: scappo, le dico che è stato uno scherzo, la prendo per pazza e le dico che se l'è immaginato, le confesso che in realtà sono un uomo... Mentre andavo verso il patibolo, travestito da lavatoio, pensavo a come avrei potuto affrontare il suo sguardo, di qualsiasi natura fosse stato.
E invece mi ha freddato. Salendo le scale mi chiese:
"ti piacciono le donne?"
-maledettamente alla sprovvista-
"si"
"quindi sei lesbica?"
"si"
"stai insieme a lei?"
"si" e abbracciandomi come non aveva mai fatto prima mi chiese "e perchè non me lo hai detto prima?" In un mare di lacrime mi colse l'accecante verità: non temevo il suo pregiudizio, bensì il mio. Tremante, sotto l'effetto rilassante dei suoi baci, risposi ai suoi dubbi apertamente. Il suo sguardo era affettuoso. Lo stesso che aveva quando mi sono diplomata o quando quell'anno, dopo tanta fatica, riuscii a passare.
Rassicurata la mia amata, o meglio rassicurata io da lei, cenammo con mia madre. In tutta naturalezza parlavano come fa chiunque abbia voglia di conoscere una persona. E così, ora come prima, subisco le sue isterie senza sentire il bisogno di mentire. Ho imparato tante cose che persone che ritengo migliori di me non hanno nemmeno mai pensato: da lei ho imparato che non mi devo vergognare perchè quello che provo è bello tanto quanto quello che prova chiunque altro. Mia madre è stata affettuosa, e forse anche di più. Severa, puntigliosa e isterica, ma molto affettuosa. Mi ha insegnato che a volte una carezza può spiegare di più di tante parole e che l'affetto non si può misurare. Mi ha insegnato che quello che importa non è come e chi ami, ma capire la fortuna di chi almeno una vota nella vita amando è stato amato.
Mi ha insegnato che giudicare le persone da quello che sono fa la differenza. Non da quello che sembrano. Non da quello che convenzionalmente ci dettano di pensare sulla varietà delle persone, nel tentativo, spero vano, di ricongiurci in un unico esercito lobotomizzato addestrato all'uniformità di pensiero o, peggio, all'uniformità individuale. Grazie mamma. Può sembrare banale, ma è straordinario.

Manuela