Giugno 2005

Alcune considerazioni

L'arcivescovo Cuccarese non è avaro di benedizioni e le elargisce a piene mani. Ma alcuni, credenti e non, non le meritano. Senza attardarsi in giustificazioni teologiche, egli - con un'intervista al quotidiano Il Centro - ha bloccato il registro delle unioni civili. Non sono equiparabili ai matrimoni e quelle omosessuali sovvertono i valori fondamentali su cui si basa la società. Sono contro natura. Amen.
L'etologo Giorgio Celli scrisse nel 1972 un libricino per spiegare che, in natura, comportamenti atipici possono essere strumenti finalizzati alla sopravvivenza di una specie. Meccanismi naturali. Il titolo del libro, editore Longanesi, è "L'omosessualità negli animali".
Non chiedo spericolate aperture o di includere l'uomo tra gli animali. Magari solo di riflettere sul perché, solo nella specie umana, la popolazione omosessuale sia tra il 5 e il 10% del totale. Un bizzarro errore nella creazione ... A chi la colpa e a chi la croce?
Cuccarese chiarisce che il suo pensiero vale per tutte le unioni civili, anche per quelle non omosessuali. Se parla da teologo, che dire dei matrimoni civili? Non sono forse unioni?
La presa di posizione dell'arcivescovo dev'essere anche indirizzata ai quaranta consiglieri comunali che voteranno sul registro delle unioni civili.
Propongo tre spunti per riflettere sui valori fondamentali su cui dovrebbe basarsi la nostra società.
«La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri; così l'esercizio dei diritti naturali di ciascun individuo non ha per limiti che quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti». È l'articolo 4 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino approvata dall'assemblea nazionale francese nel 1789 (ma forse la Francia rivoluzionaria si lasciò prendere un po' la mano).
Propongo l'articolo 7 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo adottata dall'assemblea generale delle Nazioni Unite nel 1948.
«Tutti sono eguali dinanzi alla legge e hanno diritto, senza alcuna discriminazione, ad un'eguale tutela da parte della legge. Tutti hanno diritto ad un'eguale tutela contro ogni discriminazione che violi la presente Dichiarazione come contro qualsiasi incitamento a tale discriminazione».
A chi usa l'articolo 29 della Costituzione italiana per negare il riconoscimento delle unioni civili (vi si parla della famiglia e meriterebbe una lettura non banale), cito l'articolo 3.
«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».
Difficile dire che il registro delle unioni civili, che estende alcuni diritti a chi altrimenti non potrebbe goderne, sovverta i valori fondamentali su cui si basa la nostra società.

Sandro

Lettera

I compagni
che amo
per strade
disincanti
distinzioni
passioni.
Intimi
circolano
abbracciano
diversamente
liberano confini
prossimità
proteggono corpi
amori
sal tel lan do
per affondi
impatti
carezze.

Nei miei compagni
vivo
orizzonti
sogni
limiti.

Nei miei compagni
vivo.

Renato