Novembre 2005

 

Io dissidente

Sono davvero molti i credenti (laici, preti e teologi) che, ad un certo punto del loro cammino, si sono visti allontanare da una cattedra, da una parrocchia, da una determinata collocazione. Si ha l'impressione di sentirsi stranieri a casa propria, ma in ottima e numerosa compagnia.
Nel mio caso, essendo prete da 42 anni, il rapporto con l'istituzione ufficiale è stato difficile da subito. Giovane prete mi tuffai nei movimenti che lottavano contro le dittature dell'America Latina, contro il franchismo, contro la Democrazia Cristiana, contro il Concordato tra Stato e Chiesa. Nel 1963 mi schierai con chi veniva dal Sud Italia per cercare un lavoro... Fui subito visto come il "prete rosso" che aveva un modo sovversivo di leggere la Bibbia, di predicare, di animare i gruppi giovanili. Processato per vilipendio alle forze armate (le armi non le avevo mai digerite!!) e coinvolto in tanti episodi di lotta negli anni del 68-69, vidi che per la gerarchia ero un irricuperabile. Ma quelli erano anche gli anni in cui mi appassionavo sempre di più agli studi biblici, formavo gruppi di lettura biblica. E sentivo la gioia (che avverto tuttora) che fede e vita si saldano in profondità. E poi vennero le battaglie sui referendum aborto e divorzio. Fui sempre su posizioni diverse da quelle "comandate". Ma ogni "perdita istituzionale" fu da me vissuta come un più profondo inserimento nella vita dei marginali, di chi lotta, di chi vuole una società diversa. Una grande passione ed una intensa gioia, che ho sempre alimentato con molto studio e molta preghiera, mi hanno accompagnato tutta la vita, fino alla mia vecchiaia per cui le "maledizioni vaticane" sono ben poca cosa in confronto alle profonde relazioni che ho instaurato con migliaia e migliaia di persone.
Quando nel 1977 approfondii il mio impegno con gay e lesbiche e cominciai a pubblicare alcuni scritti sulla figura del Gesù storico, si scatenò il temporale. Ma non mi tolse la voglia di vivere, di credere e di continuare a frequentare le mie "cattive compagnie". Insomma, voglio dire che sono un prete felice, amo la chiesa, ma combatto contro le sue deformazioni e non mi interessa altro che vivere il Vangelo. Sono persino fortunato perchè i roghi sono passati di moda. Quando si intraprendono alcune direzioni di marcia, metti sul conto che non ti faranno monsignore e, del resto, nessun giro d'Italia è senza salite. Il "marchio di dissidente" oggi è per me un bel complimento e, anche in questo caso, sono in ottima compagnia. Per cui, se fossi un ragazzo oggi, mi rifarei certamente prete perchè il Vangelo di Gesù mi ha "sedotto" e ne sono innamorato.

Don Franco Barbero, parroco di Pinerolo dove tuttora guida una Comunità Cristiana di base, è da sempre una delle voci più critiche verso l'operato vaticano. Don Franco è stato scomunicato dalla Chiesa Cattolica nel 2003.
E' stato relatore alla conferenza del 30 aprile 2004 sulle Unioni Civili e Coppie di Fatto, organizzata da Jonathan e tenuta presso al la sala Figlia di Jorio della Provincia di Pescara.