Novembre 2005

 

Patricia, perdonali: sono dei travestiti !

L'Italia non è solo la nazione dell'Alta Moda, lo è anche della Infima Moda, quella di "sciacallare" così tanto su alcune notizie del momento, quelle che fanno moda, fino al punto di dimenticare qualsiasi rispetto per la persona e la dignità umana. Il caso del nipote dell'avvocato Agnelli, Lapo Elkann, è esemplare: costretto alla terapia intensiva all'ospedale "Mauriziano" di Torino per consumo di cocaina in compagnia di tre transessuali, delle quali una italiana, Patricia, pugliese di 53 anni, trasferita già da tempo a Torino dove si guadagna da vivere prostituendosi.
I quattro si trovavano in una mansarda e, quando Lapo si è sentito male, se Patricia non avesse chiamato l'ambulanza sarebbe morto. Su questo caso - mentre ancora si temeva per le sorti del rampollo Fiat - Bruno Vespa, per aumentare l'audience di "Porta a porta", invita il padre di Lapo, Alain Elkann, il quale, ovviamente ancora sotto shock per il figlio in terapia intensiva, declina l'invito definendo "indelicato" il conduttore.
Mi sorprende la "doppia etica" di Bruno Vespa: da una parte è sempre pronto a difendere il potere ecclesiastico e ad avere in premio la telefonata del Pontefice in trasmissione, dall'altra ignora quel concetto di "pietas" cristiana che dovrebbe spingere ad avere più rispetto per il dolore altrui.
Il capro espiatorio di tutta questa triste vicenda diventa Patricia, sulla quale si scatena un vero e proprio linciaggio mediatico. E' stata intervistata dalla sua modesta abitazione nel quartiere torinese di San Salvario e la sua immagine è stata ripresa dai telegiornali e apparsa sulle foto dei quotidiani. Il Corriere della Sera, a firma Marco Imarisio, traccia un profilo di Patricia: «Un uomo di 53 anni che veste da donna e parla di sé al femminile come se lo fosse». A nulla sono valsi anni di militanza gay, lesbica e transessuale; a nulla sono valsi anni e anni di dibattito sull'identità di genere; a nulla sono valsi i Gay Pride e il tentativo di dare dignità alla persona transessuale. Secondo uno dei quotidiani più importanti in Italia, Patricia è una simulatrice, una maschera, una bugia.
Però almeno il Corriere definisce Patricia Bracco "un" transessuale (anche se per correttezza linguistica avrebbe dovuto usare il genere femminile: "una" transessuale), peggio fa il Tg5 che liquida il percorso di vita di Patricia in una parola: travestito. "Travestito" ha un'accezione negativa, è lingua che si fa spada, è l'esternazione del razzismo sessuale, di una "trans-fobia" che nasconde propri problemi irrisolti.
Il "Travestito" è chi indossa delle vesti per nascondere la propria identità, Patricia la sua identità invece la svela, se avesse represso la sua vera natura sotto i panni maschili del dirigente di banca o del direttore di un Tg, sarebbe stata "travestito" per davvero. Cosa costa dare il nome giusto? "Transessuale" è colui o colei che transita verso il genere che rispecchia la propria interiorità.
Oggi, per fortuna, sono sempre più gli psicologi, gli endocrinologi e le strutture mediche che consentono tale transito assistendo la persona. Secondo il Tg non importa la tua ricchezza interiore, la tua sofferenza, il tuo coraggio: resti pur sempre "un travestito", il giornalismo si fa feticista, etichetta le persone dal pezzo di stoffa di cui si rivestono, è culto delle apparenze, è un giornalismo superficiale.
Anche il cosiddetto tg satirico "Striscia la notizia" non è da meno: dopo un servizio su Patricia, Ezio Greggio, con il viso disgustato si esibisce in battute sull'estetica della transessuale: «Ma voi ci andreste con uno così? Io preferisco Martina Stella!». Nessuno glielo aveva chiesto, non molti erano interessati in quel momento alle preferenze sessuali dei conduttori. Sono forse l'unica persona che prenderà le difese di Patricia, sarà molto più facile difendere Calissano e Elkann, Patricia non è né famosa né ricca, e la "privacy" per tali persone diventa "privazione" della dignità. Patricia, perdonali.

di Vladimir Luxuria - 13 ottobre 2005 da Liberazione.it