Euro-omofobi
Con una maggioranza schiacciante il parlamento europeo ha approvato il 18 gennaio una risoluzione
che condanna duramente l'omofobia, equiparandola al razzismo, al sessismo e all'antisemitismo, negli
stati membri. E che, per la prima volta in un atto ufficiale di tale livello, definisce l'odio nei
confronti delle persone glbt come "una paura irrazionale e un'avversione verso l'omosessualità e le
persone gay, lesbiche, bisessuali e transgender basata sul pregiudizio e simile al razzismo, alla
xenofobia all'antisemitismo e al sessismo". 468 sì, 149 no e 41 astenuti. A favore si sono espressi,
oltre ai gruppi di sinistra, verdi e liberali anche gran parte dei deputati del partito popolare
europeo (vale a dire i democristiani), con la vistosa eccezione dei membri italiani. I deputati del
Ppe che fanno capo a Forza Italia, infatti, hanno votato in massa contro la risoluzione, salvo Amalia
Sartori e Giuseppe Castiglione che hanno invece votato a favore mentre quelli della Margherita si
astengono.
Il testo della risoluzione, che si richiama in premessa agli ormai numerosi documenti internazionali e comunitari che garantiscono i diritti delle persone glbt (come la convenzione Onu sui diritti umani e la carta europea dei diritti fondamentali), specifica anche i modi e le forme in cui l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata: "Discorsi d'odio, incitamento a discriminare e ridicolizzare, alla violenza verbale, psicologica e fisica così come alla persecuzione e all'omicidio, alla discriminazione in violazione del principio di uguaglianza e alla irragionevole limitazione dei diritti spesso giustificata sulla base dell'ordine pubblico, della libertà religiosa e del diritto all'obiezione di coscienza".
Vengono inoltre precisate anche le ragioni immediate che hanno giustificato la risoluzione, ovvero "una serie di preoccupanti eventi che hanno avuto luogo in diversi paesi membri dell'Unione europea: divieto di tenere gay pride o marce per l'uguaglianza, linguaggio infiammatorio/rancoroso/minaccioso di leader politici e religiosi, mancanza di adeguata protezione da parte delle forze di polizia o addirittura repressione aperta di pacifiche dimostrazioni, manifestazioni violente di gruppi omofobici, introduzione di cambiamenti costituzionali per proibire le unioni fra persone dello stesso sesso".
L'europarlamento, peraltro, sollecita a chiare lettere gli stati membri dell'Unione e la commissione europea ad "assicurare che le persone glbt siano protette contro i discorsi di odio omofobico e contro la violenza, e ad assicurare che i partner dello stesso sesso possano godere dello stesso rispetto, dignità e protezione garantiti al resto della società".
Il testo della risoluzione, che si richiama in premessa agli ormai numerosi documenti internazionali e comunitari che garantiscono i diritti delle persone glbt (come la convenzione Onu sui diritti umani e la carta europea dei diritti fondamentali), specifica anche i modi e le forme in cui l'omofobia si manifesta nella sfera pubblica e privata: "Discorsi d'odio, incitamento a discriminare e ridicolizzare, alla violenza verbale, psicologica e fisica così come alla persecuzione e all'omicidio, alla discriminazione in violazione del principio di uguaglianza e alla irragionevole limitazione dei diritti spesso giustificata sulla base dell'ordine pubblico, della libertà religiosa e del diritto all'obiezione di coscienza".
Vengono inoltre precisate anche le ragioni immediate che hanno giustificato la risoluzione, ovvero "una serie di preoccupanti eventi che hanno avuto luogo in diversi paesi membri dell'Unione europea: divieto di tenere gay pride o marce per l'uguaglianza, linguaggio infiammatorio/rancoroso/minaccioso di leader politici e religiosi, mancanza di adeguata protezione da parte delle forze di polizia o addirittura repressione aperta di pacifiche dimostrazioni, manifestazioni violente di gruppi omofobici, introduzione di cambiamenti costituzionali per proibire le unioni fra persone dello stesso sesso".
L'europarlamento, peraltro, sollecita a chiare lettere gli stati membri dell'Unione e la commissione europea ad "assicurare che le persone glbt siano protette contro i discorsi di odio omofobico e contro la violenza, e ad assicurare che i partner dello stesso sesso possano godere dello stesso rispetto, dignità e protezione garantiti al resto della società".
