Giugno 2006

 

La mia prima volta

Vi capita mai di ricordare la vostra prima volta? No, non mi riferisco al sesso (quanto siete materiali!), ma alla prima volta che siete andati in una discoteca gay, oppure la prima volta che siete andati in un'associazione gay... insomma, la prima volta che siete entrati in quel mondo che immaginavate come vostro ma dove non eravate mai stati.
Io mi ricordo tutto. La prima volta che andai in una discoteca gaia - l'unica che c'è a Pescara - fu un trauma. Bisogna dire che non ci andai da solo (non ero così coraggioso) e non ci andai nemmeno di mia spontanea volontà (non ero così intraprendente). Fu la mamma AGEDO Claudia a dirmi «E dai Giulio, smuoviti! Quanto sei cacasotto! Dai che ti accompagno io! Che stai ancora sotto la sottana della mamma?» e io, che pensavo tra me e me "Che stronza", le sorrisi e le dissi «Va bene, Claudia. Grazie!». E così andammo tutti e tre: io, lei (giovanile professoressa in pensione) e suo marito.
Per dirla tutta fu PANICO! fin da quando salimmo in macchina, ma devo ammettere che la loro presenza mi rese le cose più facili. Entrammo e, com'è comprensibile, io mi riempii gli occhi di tutte quelle persone che mi circondavano, bellissime e, a differenza di me, non impacciate. Credo di essere rimasto a parlare col marito di Claudia per una buona mezz'ora quando, abbrancandomi per le spalle, Claudia mi fece con aria stupita: «Giulio, ma che fai?» e io «Sto parlando... perché?» e lei «Con Salvo ci puoi parlare pure domani», e staccandomi brutalmente da suo marito mi spinse nella folla «Ecco, fai conoscenza» e se ne andò.
Vi hanno insegnato a nuotare quando eravate piccoli? Avete presente quando voi sgambettate contenti attaccati al salvagente o al braccio di un genitore e saltellate con le punte dei piedi sul fondo mentre l'acqua vi arriva alla bocca e allora dovete alzare la testa per respirare? Ecco, Claudia mi aveva tolto il salvagente, mi aveva staccato dal suo braccio e mi aveva spinto un metro più in là, nell'acqua profonda, e poi se n'era andata.
Io mi girai attorno, accennando qualche movimento a ritmo di musica per tentare di non sembrare in imbarazzo. Credo addirittura di averla data a bere a qualcuno, perché un ragazzo mi si avvicinò e mi disse: «Ciao!». Io abbassai di colpo lo sguardo e mi gelai. Non ricordo di aver risposto al suo saluto. Lui chiese «Di dove sei?» e io «Di Ortona», poi fuggii e tornai da Salvo. Non l'avevo nemmeno guardato in faccia!
Fortunatamente Claudia, che secondo me aveva previsto tutto, tornò all'attacco, ma stavolta si portò dietro un ragazzo da presentarmi. Certo, c'era ancora un po' di imbarazzo, ma da allora le cose filarono lisce come l'olio.

giulio