Gay Pride: perchè?
- l'orgoglio di essere quel che si è, da parte delle persone omosessuali. La resa del
termine inglese pride ha creato in italiano numerosi equivoci attraverso la traduzione più usata,
"orgoglio" (che in italiano è anche sinonimo di "superbia"), mentre la traduzione più corretta sarebbe
semmai "fierezza", cioè il concetto opposto alla vergogna, vista come la condizione in cui vive la maggior
parte delle persone omosessuali.
L'"orgoglio gay" si basa su tre assunti:
1. che le persone dovrebbero essere fiere di ciò che sono,
2. che la diversità sessuale è un dono e non una vergogna,
3. che l'orientamento sessuale e l'identità di genere sono innati e non possono essere alterati intenzionalmente.
- L'uso più diffuso affermato in Italia è però quello come abbreviazione di "gay pride parade", cioè "marcia" (o "manifestazione") "dell'orgoglio gay".
In questo senso nel linguaggio colloquiale "gay pride" indica normalmente la manifestazione e le iniziative collegate che si svolgono ogni anno in occasione della "giornata dell'orgoglio LGBT", nei giorni precedenti o successivi alla data del 28 giugno, che commemora la rivolta di Stonewall.
Diversi fattori differenziano il raid che si svolse il da altri simili allo Stonewall Inn. Generalmente, il sesto distretto avvisava i gestori dello Stonewall Inn prima di un raid. Inoltre, tali raid venivano compiuti abbastanza presto la sera, in modo da permettere il normale ritorno agli affari per le ore di punta della notte.
Approssimativamente all'1 e 20 di notte, molto più tardi del solito, otto ufficiali del primo distretto, dei quali solo uno era in uniforme, entrarono nel bar di Christopher Street.
Gran parte degli avventori fu in grado di sfuggire all'arresto, poiché gli unici arrestati furono "coloro i quali si trovavano privi di documenti di identità, quelli vestiti con abiti del sesso opposto, e alcuni o tutti i dipendenti del bar".
Secondo un resoconto, una transgender di nome Sylvia Rivera scagliò una bottiglia contro un agente, dopo essere stata pungolata con un manganello.
Un'altra versione dichiara che una lesbica, trascinata verso un'auto di pattuglia, oppose resistenza, incoraggiando così la folla a reagire.
Comunque sia, la mischia si accese in mezzo alla folla, che presto sopraffece la polizia. Intontiti, i poliziotti si ritirarono all'interno del bar. Gli attacchi della folla non cessavano. Alcuni cercarono di appiccare il fuoco al bar. Altri usarono un parchimetro come ariete per costringere gli agenti ad uscire.
La notizia della rivolta si diffuse rapidamente e molti residenti, così come gli avventori dei bar vicini, accorsero sulla scena.
Solo nella prima notte vennero arrestate 13 persone e vennero feriti quattro agenti di polizia, oltre a un numero imprecisato di dimostranti. Si sa comunque che almeno due dimostranti vennero picchiati selvaggiamente dalla polizia. Bottiglie e pietre vennero lanciate dai dimostranti che scandivano lo slogan "Gay Power!".
La folla, stimata in 2.000 persone, battagliò contro oltre 400 poliziotti.
La polizia inviò rinforzi composti dalla Tactical Patrol Force, una squadra anti-sommossa originariamente addestrata per contrastare i dimostranti contro la Guerra del Vietnam. Le squadre anti-sommossa arrivarono per disperdere la folla, ma non riuscirono nel loro intento e vennero bersagliate da pietre e altri oggetti. Ad un certo punto si trovarono di fronte a una fila di drag queen che le prendeva in giro cantando:
We are the Stonewall girls
We wear our hair in curls
We wear no underwear
We show our pubic hair
We wear our dungarees
Above our nelly knees!
("Siamo le ragazze dello Stonewall / abbiamo i capelli a boccoli / non indossiamo mutande / mostriamo il
pelo pubico / e portiamo i nostri jeans / sopra i nostri ginocchi da checche!")
Alla fine la situazione si calmò, ma la folla ricomparve la notte successiva. Benché meno violenta del giorno
precedente, la folla conservava ancora la stessa elettricità. Le schermaglie tra rivoltosi e polizia
proseguirono fino alle 4 del mattino.
Il terzo giorno di rivolta si svolse cinque giorni dopo il raid allo Stonewall Inn. In quel mercoledì, 1.000
persone di radunarono al bar e causarono gravi danni alle cose. La rabbia contro il modo in cui la polizia
aveva trattato i gay nei decenni precedenti affiorò in superficie. Vennero distribuiti volantini con la
scritta, "Via la mafia e gli sbirri dai bar gay!"
Le forze che ribollivano prima della rivolta non erano emerse in superficie. La comunità creata dalle
organizzazioni omofile dei due decenni precedenti aveva creato l'ambiente perfetto per la nascita del
Movimento di
liberazione gay. Per la fine di luglio a New York si formò il Gay Liberation Front
(GLF), e per la fine dell'anno il GLF comparve in città e università di tutti gli Stati Uniti.
Organizzazioni simili vennero presto create in tutto il mondo: Canada, Francia, Regno Unito, Germania,
Belgio, Paesi Bassi, Australia e Nuova Zelanda. In Italia, dove un movimento omofilo che preparasse il
terreno non era mai esistito, si dovette aspettare fino al 1971.
L'anno seguente, in commemorazione dei moti di Stonewall, il GLF organizzò una marcia
dal Greenwich Village a
Central Park. Tra i 5.000 e i 10.000 uomini e donne vi presero parte.
Da allora, molte celebrazioni del gay pride in tutto il mondo scelgono il mese di giugno per le
parate e gli eventi che commemorano.
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