Agosto 2006

Io al pride ??? Nooo !!! Facevo un giro a Torino, babbo !!!

Piangendo dirle: "Mamma, mi sono innamorata di una ragazza!", e dopo questa tua reazione è logico che lei stessa, vedendoti star male, ti dica: "Non ti preoccupare, ti passerà. Ma non dirlo al babbo che gli fai prendere un infarto!". Di colpo, con solo una piccolissima frase, sentirsi incompresi, fuori dal mondo - dal proprio mondo - quello che si è sempre amato e conosciuto, per precipitare nel vuoto che non si conosce, ma che per qualche strano scherzo del destino già ci appartiene.

E poi, un giorno, immergersi completamente in una folla di oltre 120 mila persone colma di curiosi, critici, fotografi, complici, cameraman tutti venuti per una sola cosa: VEDERE.
E io, anziché stare dentro la sfilata a esprimere tutto il mio orgoglio, me ne stavo fuori a cercare in tutti i modi possibili di nascondermi dal nemico numero uno: la telecamera... di qualsiasi emittente, pubblico o privato, che in modo semplicissimo "avrebbe fatto prendere un infarto a mio babbo".

Incredibile!

Per tutta la sfilata non ho fatto che immaginarmi la mia foto su qualche giornale nazionale in prima pagina mentre baciavo la mia morosa o con in mano il nostro striscione, insomma il terrore che mio babbo mi avesse riconosciuta al pride di Torino era diventato il mio peggior incubo.

Poi inaspettatamente sono comparsi loro, sostanzialmente i miei salvatori, capaci di farmi battere il cuore così tanto da emozionarmi: tra carri arcigay, arcilesbiche, transgender eccoli... il carro dei "genitori di omosessuali", che col loro sorriso e una sola semplicissima frase, «etero o gay sono sempre figli miei», sono stati capaci di farmi piangere come una bambina.

Non ci pensi, non è facile perché sei talmente impegnata a nasconderti dai parenti e dagli stessi genitori che non penseresti mai che ti potrebbero capire, o che ti stupirebbero tanto da arrivare a scrivere una frase tanto reale e semplice, ma di tanto spessore, scandita da un silenziosissimo quanto assordante sorriso su di un viso tirato dalla gioia e dalla comprensione, come se dicessero a tutti gli omosessuali, nascosti e non, tra quelle 120 mila persone: «non vi preoccupate, ragazzi, non fatevi problemi perché, comunque voi siate, noi ci saremo!»

sonia