Agosto 2006

Le ventiquattro ore più incredibili della mia vita gay

Avete presente quando cominciate un nuovo progetto o state per compiere qualcosa che segnerà per sempre la vostra vita? Beh... quella strana ansia mista a paura e al senso di protezione dato dalla non-solitudine sarà il cocktail costante di questo viaggio.
Parlo del pride... il mio primo pride.
Il tutto ha inizio con un viaggio in treno, ovviamente con ritardo (che siano benedette le FS!), in cui tutti noi - eravamo dodici - tentavamo di accumulare riposo e sonno, sapendo che ci attendevano ore "di fuoco". L'ansia prendeva il sopravvento e il sonno era, per me, meta irraggiungibile. L'arrivo a Torino ci ha resi tutti svegli e pimpanti.
È strano vedere in una città italiana tanti gay e tante lesbiche camminare mano nella mano con naturalezza: abituati a nasconderci, oltre allo stupore dei pochi torinesi ignari si aggiungeva anche il nostro per noi stessi.
Dopo il tour per quella bellissima città – che mi sono ripromesso di vedere col mio prossimo, futuro, eventuale (semmai lo trovassi...) ragazzo - e una breve opera di make-up necessaria, eccoci a manifestare, tutti presenti e carichi di orgoglio. Orgoglio gay.
Striscioni, maglie spot, glitter vari, sorrisi sfavillanti, occhi brillanti, entusiasmo, stupore, ansia...
Durante la sfilata non sono mancati gli applausi, i balletti, gli scherzi, le risate, i fischi (pochi), gli apprezzamenti, le drag queen con la loro estrosità, gli sbandieratori iridati - con i nani e i trapezisti avremmo fatto un circo, secondo alcuni...
Alla fine della sfilata c’è stato un assembramento in piazza, e solo lì mi sono accorto di quanta gente, davvero tanta, ci fosse. Che dire? Mi sembrava di essere un bambino in un negozio di caramelle!
Non è facile descrivere le sensazioni e le emozioni che ho provato, ma tenterò.
Lo stupore per la nuova esperienza si sommava all'entusiasmo e all'allegria coinvolgente di tutti gli "orgogliosi" festosi e agli sguardi amichevoli degli spettatori simpatizzanti. Il tutto, miscelato con l'ansia e la paura di essere ripresi da TV e giornali, mi ha dato una carica che non riusciva a esplodere e una serie di emozioni amplificate inenarrabili, ma la sensazione più bella era la condivisione di tutto questo con i miei amici attraverso taciti sguardi e fragorose urla.
Qualcuno, forse più di qualcuno, pensa che manifestare o partecipare a un pride sia inutile, stupido, puro e sterile esibizionismo che lede l'altrui sensibilità... la pensavo anche io così tanto tempo fa. Ora posso dire che essere a un pride ti fa sentire spalleggiato, non da solo, quasi complice con gente che ha o ha avuto i tuoi stessi problemi, ti fa sentire "gaio" e non colpevole di te stesso e delle tue pulsioni, ti fa sentire libero di essere quello che sei, di poter amare senza paure, ti fa riflettere sulla tua vita, ti fa sentire vivo! Il pride non è una cura, ma è un primo passo - esuberante, forse - verso la soluzione. E poi, come dicevano gli antichi, semel in anno licet insanire, «una volta l'anno è lecito far follie»!

giorgio