Dicembre 2006

L'AIDS non discrimina

Il 1^ dicembre di 25 anni fa - era il 1981, e io, ignaro di tutto fuorché del calore del seno di mia madre, entravo nel mio settimo mese di vita "all'aria aperta" - fu diagnosticato il primo caso di AIDS. E da allora, come una spirale in discesa verso l'inferno, i numeri si sono gonfiati, e con loro la sofferenza, le lacrime e la morte. Fino ad arrivare a oggi. Le stime, imprecise per difetto, raccontano una tragedia agghiacciante: 25 milioni di morti dalla scoperta della sindrome; nel solo 2005 una stima di circa 3,1 milioni di morti, di cui 570.000 bambini; in tutto il mondo, un numero compreso tra 36,7 e 45,3 milioni di persone vive con l'HIV; nel 2005, un numero compreso tra 4,3 e 6,6 milioni di persone è stato infettato e un numero compreso tra 2,8 e 3,6 milioni di persone è morto per l'AIDS, un incremento dal 2004 e il numero più alto dal 1981...
Perché tutte queste persone infettate? Perché l'HIV è un virus bastardo, che colpisce durante alcuni dei momenti più gioiosi della vita degli esseri umani: quando fanno l'amore, quando fanno sesso. Ma anche perché l'AIDS, a differenza degli esseri umani, non discrimina. Puoi essere ricco o povero, gentile o stronzo, donna o uomo: l'HIV non sta lì a formalizzarsi. Puoi essere gay, lesbica, etero, trans oppure anche bisessuale, o indeciso: all'HIV non importa. Puoi essere un commerciante, uno studente, un pensionato: l'HIV non se ne fa un problema. Puoi avere la quinta elementare o puoi sapere tutti i canti della Divina Commedia a memoria, oppure ancora puoi saper parlare correttamente quattro lingue e avere una laurea in medicina o in giurisprudenza; puoi essere bianco, nero, giallo, rosso o anche turchino; puoi essere cristiano, ateo, mussulmano, induista, ebreo, buddista; americano, europeo, fascista, africano, comunista, asiatico, alto, anarchico, australiano, biondo, democristiano o diversamente abile: l'HIV se ne frega. O, meglio, è più civile di noi: non discrimina.
Basta poco. Basta avere un rapporto sessuale non protetto con qualcuno che è sieropositivo - e non per questo cattivo, malvagio e stronzo, perché molti sieropositivi non sanno di esserlo - ed è fatta.
Basta poco per infettarsi, ma basta poco anche per evitarlo. Per l'esattezza, basta un piccolo cilindro di lattice da srotolare, prima della penetrazione, sul pene eretto e si può stare sicuri al 99,99% di non contrarre il virus. Non è il 100%, perché può capitare (è rarissimo, ma può capitare) che il preservativo si rompa: d'altro canto, solo l'astinenza è sicura al 100% - sicura sì, ma che rinuncia! Fare all'amore, fare sesso è così bello!
L'HIV non è stato sconfitto, e non è nemmeno un virus così raro come si pensa. La vita coniugata di marito e sposa non lo tiene lontano: oggi molte donne sono infettate dal proprio coniuge (evidentemente la fedeltà è difficile da applicare, tanto quanto l'astinenza). L'eterosessualità non è una difesa dal virus: il 42% dei nuovi infettati è eterosessuale, e solo il 18% è omosessuale (chi pensa ancora che l'AIDS sia la "malattia dei froci" si sbaglia, e di grosso). Avere la vagina non protegge dall'infezione: più di metà dei nuovi infettati sono donne.
La lotta contro l'HIV è dura, e tutta in salita. Con tutta probabilità, le case farmaceutiche non hanno interesse a fermare il contagio (altrimenti come farebbero a vendere le costosissime medicine per i sieropositivi?), e anche molti altri, in particolare i politici e i religiosi, non vogliono diffondere l'uso del preservativo e l'informazione sulla prevenzione: avete visto l'ultima campagna televisiva del nostro Ministero della Salute dove si parla di "prevenire" e di "amore" con immagini di ombrellini e margheritine? Una cosetta inutile, perché si dovrebbe parlare di "sesso", di "fare l'amore" e non di "amore", e sfido chiunque a "prevenire" l'HIV indossando o facendo indossare un ombrello sul pisello...
Il preservativo (detto anche profilattico o condom, in inglese) è il nostro migliore alleato nella lotta all'HIV e all'AIDS perché ci protegge lasciandoci liberi di divertirci a letto. Ma anche in cucina, al bagno, nella doccia, sulla lavatrice, sul divano...

Giulio