Marzo 2007

Caro amico, ti discrimino

E per una volta, sarà un frocio a farlo, e questo frocio te lo farà capire con tanta semplicità e con talmente tanto amore che forse avrai timore o almeno un po' di vergogna prima di incrociare i suoi occhi. Ti spiegherò i motivi, le cause, le parole e le cose che fanno male. So che non è facile capire il tuo miglior amico che un giorno ti dice "sono gay". Eppure è successo, così, con semplicità, e incoscienza. Sono passati tre anni, eppure sono nulla rispetto a tutto il tempo che abbiamo vissuto tra l'infanzia e l'adolescenza, passate "mangiando nello stesso piatto", con una crudele maturità che ci ha visto lontani, su due strade parallele ma vicine. D'altronde non c'era bisogno di vedersi tutti i giorni per continuare a volersi bene. Le ultime volte che ti ho visto sono riuscito addirittura a dirti che ti amavo... hai presente quant'è difficile dire a tuo padre o a tua madre che gli vuoi bene, cosciente del fatto che se andranno prima di te e nonostante tutto non riuscirai mai a dirglielo? Eravamo con tua moglie, e scherzando le ho chiesto come faceva a stare con te, dato che sei una persona difficile da capire, e a volta addirittura insopportabile. Chi sa però se nel tuo mondo quadrato un "lo amo tantissimo" detto da un frocio non vuol più dire ti voglio bene ma "voglio scoparti".
Le cose più straordinarie le ho ricevute da persone che non conoscevo… magari per loro era più facile: mi prendevano già così. Non dovevo mentire.
Sono così, se stiamo bene ok, altrimenti ciao. Come quel pomeriggio con Claudio che al mio "sto con Giulio" mi ha detto: "fregno".
Quella mattina eri di chiusura, poi, assieme, siamo passati da tua moglie, che si preparava a chiudere il negozio. Nelle battute sul tuo matrimonio ti ho chiesto quando il grande giorno per un bimbo, già mi sentivo zio. Tra una battuta e un sorriso mi dicesti che non lo potevi lasciare solo con me. Poi tua moglie con le chiavi in mano ci ha cacciati dal negozio, così ci salutiamo. Sorridendo mi avviai verso la macchina, ero felice dei cinque minuti assieme, una rarità ormai. Giro l'angolo e mi sento il buio crescermi dentro, una fitta nell'anima che esiste solo per farmi male, e il sorriso sparisce. Tra l'ipocrisia mi chiedo perché sto così male, negandomi fino alla fine quelle parole che bruciano ancora: "sì, ma con te non lo posso lasciare solo". Cerco, invano, spiegazioni. Ma è inutile mentire; mi dico "ci hai provato": Mi ha inevitabilmente dato del pedofilo, perché d'altronde è così vero? Omosessuale = Pedofilo, uguaglianza perfetta. E al mio chiederti scioccamente perché, a quella frase buttata così, diretta: un sorriso di plastica. Ero quasi tra le lacrime, solo la vergogna mi ha impedito di piangere mentre attraversavo il corso pieno di persone.
L'altro giorno dal barbiere, su una rivista, c'era una lettera di una persone che si definiva omosessuale. Scriveva alla spalla su cui piangere di turno sul fatto che si era scoperto gay, e che da ciò che era il suo mondo o per lo meno dovrebbe esserlo, trovava solo persone disposte ad una fugace notte di sesso, nulla più. La sapiente spalla ha risposto che i suoi amici non dovevano per forza essere gay o lesbiche, e che avrebbe potuto avere amici di tutti i tipi, senza fossilizzarsi sugli orientamenti sessuali. L'altro giorno stavo per ripetere la stessa cosa a una persona, solo che mi ero dimenticato... se non ci riescono alcuni amici o addirittura i genitori a capire, come si può rinunciare al confronto con persone che, diverse, come me, capiscono ciò che sento? Si vive in tutti i giorni lo stesso tipo di dolore, è naturale "cercarsi". Dall'ultima volta che sono venuto a trovarti era passato diverso tempo. Ti aspettavo a Natale, per l'aperitivo con gli altri, ma stranamente non ti sei fatto vivo. Sei dimagrito, ora stai meglio. Mi piacerebbe poter dire lo stesso di me, che tanto per cambiare sono tornato ad avere un peso eccessivo. La tua vita non è cambiata, sempre di corsa... e io ti racconto delle mie nuove scommesse... Per l'ennesima volta ti invito a venirmi a trovare a casa, ora che siamo di nuovo vicini. Mi hai detto che non passi perché non sto solo. Scemo come sempre o come sempre solo per te non capisco, penso ai miei amici, perché per te "omosessuale è difficile", e tu mi dici che non vuoi venire perché c'è "l'amico mio". Non sei mai stato quella persona che mi ha chiesto come stavo quando stavo male perché mi aveva lasciato. Ti saluto, esco.
Dirai che l'amicizia va sopra tutto, e che il mio compagno non deve piacerti per forza, e non per forza deve entrare nel nostro rapporto. Lo capisco, ma evidentemente per te è difficile capire me e lui come unica entità, come mia famiglia, come mio marito oltre che compagno. Sono così, e sappiamo che se un giorno dovesse esserci qualcun altro, chiunque altro, sarà sempre così. Io non voglio essere accettato, e non tollero che mi si tolleri, come disse il grande Cocteau, sono così, in tutto e per tutto. Se non lo capisci, se non capisci che lui è la mia famiglia come lo è tua moglie per te, se non capisci che lui è importantissimo per me, e non è per lui che sono gay, me è per lui che vivo nonostante tutto con la testa alta e orgoglioso del mio modo d'amare, se non vuoi, o non riesci a capirlo, vorrà dire che sei stupido. E per paura di stare male, farò come te: ti discrimino.

Mirko