La nostra dignità non è a discrezione
Prima di cadere, il governo aveva affrontato i PACS - anche se di quello che i PACS sono e stabiliscono in Francia era rimasto ben
poco, dilaniato dai niet dei soliti noti, di cui la Storia ricorderà l'impossibile capriccio di "arginare il mare".
I DiCo sono (erano?) una vergogna. Dopo una legge, quella sulla procreazione assistita, che discriminava esplicitamente le coppie formate da persone dello stesso sesso, i DiCo riaffermano questa discriminazione, e aprono un piccolo spiraglio, davvero piccolo, per ottenere qualche diritto.
Uno spiraglio: se siete una coppia omosessuale e uno va in ospedale, non sono i DiCo a dare il diritto all'assistenza al malato, ma le regole interne dell'ospedale (domanda: e se l'ospedale non vi riconosce come familiare?).
Uno spiraglio: se il partner muore o è incapace, l'altro può assumere decisioni, ma non sono i DiCo a dare questo diritto, bensì un altro atto scritto, che deve essere firmato a parte (domanda: diciamo che per superstizione, per dimenticanza o per mancanza di tempo non lo avete fatto. Chi decide della vita del vostro partner e vostra?).
Uno spiraglio: se siete una coppia omosessuale e non avete soldi e fate richiesta di un appartamento popolare, non sono i DiCo a dare il diritto alla casa popolare, ma sono le Regioni e le Province Autonome che devono "tener conto" del DiCo che avete firmato (domanda: e se non ne tengono conto?).
Di "spiragli" ce ne sono altri, e l'elenco è frustrante, ma la domanda che deve balzare subito in mente è: ma allora perché?
Perché prendersi la briga di litigare in tv, al parlamento, al governo, nelle curie, per le strade, nelle scuole per una leggetta che, a guardare bene, non decide niente, ma rimanda sempre ad altri documenti?
E, soprattutto, perché un cittadino eterosessuale può sposarsi e, di punto in bianco, avere tutti i diritti e subito, mentre un cittadino omosessuale deve essere lasciato in balia della fortuna? Perché bisogna avere la fortuna di capitare in un ospedale che ti riconosce come partner per poter avere il diritto all'assistenza in caso di malattia, bisogna avere la fortuna di vivere in una regione o in una provincia che "tiene conto" anche delle coppie conviventi per l'assegnazione delle case popolari...
Perché la nostra dignità di cittadini e di persone deve essere a discrezione del regolamento di un ospedale, a discrezione di una regione o di una provincia, o, tanto per concludere, a discrezione di una nazione intera?
I DiCo sono il frutto di una politica profondamente disturbata, malata, in cui non riusciamo a riconoscerci. Bisogna che chi siede in parlamento sappia che, votando contro i DiCo, non ci fa un torto, e di certo non ci fa un favore se li vota, perché i DiCo non ci appartengono, non sono per noi.
E' per noi, ed è quanto mai urgente, l'approvazione di una legge che riconosca la discriminazione e l'odio, li punisca e li impedisca di condizionare la vita sociale, culturale e politica della nostra nazione.
I DiCo sono (erano?) una vergogna. Dopo una legge, quella sulla procreazione assistita, che discriminava esplicitamente le coppie formate da persone dello stesso sesso, i DiCo riaffermano questa discriminazione, e aprono un piccolo spiraglio, davvero piccolo, per ottenere qualche diritto.
Uno spiraglio: se siete una coppia omosessuale e uno va in ospedale, non sono i DiCo a dare il diritto all'assistenza al malato, ma le regole interne dell'ospedale (domanda: e se l'ospedale non vi riconosce come familiare?).
Uno spiraglio: se il partner muore o è incapace, l'altro può assumere decisioni, ma non sono i DiCo a dare questo diritto, bensì un altro atto scritto, che deve essere firmato a parte (domanda: diciamo che per superstizione, per dimenticanza o per mancanza di tempo non lo avete fatto. Chi decide della vita del vostro partner e vostra?).
Uno spiraglio: se siete una coppia omosessuale e non avete soldi e fate richiesta di un appartamento popolare, non sono i DiCo a dare il diritto alla casa popolare, ma sono le Regioni e le Province Autonome che devono "tener conto" del DiCo che avete firmato (domanda: e se non ne tengono conto?).
Di "spiragli" ce ne sono altri, e l'elenco è frustrante, ma la domanda che deve balzare subito in mente è: ma allora perché?
Perché prendersi la briga di litigare in tv, al parlamento, al governo, nelle curie, per le strade, nelle scuole per una leggetta che, a guardare bene, non decide niente, ma rimanda sempre ad altri documenti?
E, soprattutto, perché un cittadino eterosessuale può sposarsi e, di punto in bianco, avere tutti i diritti e subito, mentre un cittadino omosessuale deve essere lasciato in balia della fortuna? Perché bisogna avere la fortuna di capitare in un ospedale che ti riconosce come partner per poter avere il diritto all'assistenza in caso di malattia, bisogna avere la fortuna di vivere in una regione o in una provincia che "tiene conto" anche delle coppie conviventi per l'assegnazione delle case popolari...
Perché la nostra dignità di cittadini e di persone deve essere a discrezione del regolamento di un ospedale, a discrezione di una regione o di una provincia, o, tanto per concludere, a discrezione di una nazione intera?
I DiCo sono il frutto di una politica profondamente disturbata, malata, in cui non riusciamo a riconoscerci. Bisogna che chi siede in parlamento sappia che, votando contro i DiCo, non ci fa un torto, e di certo non ci fa un favore se li vota, perché i DiCo non ci appartengono, non sono per noi.
E' per noi, ed è quanto mai urgente, l'approvazione di una legge che riconosca la discriminazione e l'odio, li punisca e li impedisca di condizionare la vita sociale, culturale e politica della nostra nazione.