"Matrimonio" Gay & Lesbico in Inghilterra: uno studio
Lo scorso settembre, l'università di Manchester (Inghilterra) ha pubblicato uno studio intitolato "Matrimonio" Gay & Lesbico che ha analizzato il modo in
cui i singoli e le coppie omosessuali vivono questo evento nelle loro vite.
Lo studio, che ha preceduto di tre mesi l'approvazione delle Civil Partnerships (Unioni Civili), ha coinvolto 37 coppie e 17 individui singoli (che hanno scelto di essere intervistati separatamente dal loro partner) e ha evidenziato, tra le altre cose, che molti hanno avuto problemi a invitare i propri genitori alla cerimonia per svariati motivi: o perché questi non avevano accettato l'omosessualità del figlio o della figlia, o per scongiurare il rischio di invitare parenti omofobi, o per paura che una cerimonia pubblica potesse essere "troppo" e determinasse la rottura di un equilibrio stabilito con fatica coi propri genitori. La maggioranza relativa li ha comunque invitati, stupendosi di come il loro partner fosse assorbito immediatamente dalla famiglia.
Questo dato è ritenuto molto interessante dai professori che hanno condotto lo studio, perché permette di capire quali nuove evoluzioni ci potrebbero essere all'interno della struttura delle famiglie: i compagni dello stesso sesso sono accolti nella famiglia come figli o come figlie (e non come generi o nuore) oppure come fratelli o sorelle (e non come cognati).
Un altro dato interessante è che non tutti gli amici hanno reagito con entusiasmo alla notizia della cerimonia (sebbene per il 22% degli intervistati gli amici fossero più importanti dei familiari): molti hanno accusato i "novelli sposi" di essersi svenduti all'eteronormatività, cioè di avere rinunciato ai loro valori per assumere quelli derivanti dal matrimonio eterosessuale. Ma le coppie omosessuali si sono difese affermando di avere i loro buoni motivi per sposarsi, oppure di non essere d'accordo che il matrimonio si traduca necessariamente in un cambiamento dei valori. Le coppie più longeve hanno anche affermato di utilizzare il matrimonio come una celebrazione della loro relazione o come un mezzo per acquisire la sicurezza che la legalità fornisce, mentre le coppie più giovani vedono nel matrimonio una promessa reciproca.
È importante notare che quasi tutti (80%) hanno salutato con gioia l'approvazione delle Civil Partnerships, ma nonostante tutto il 40% degli intervistati sperava che il matrimonio fosse messo a disposizione delle coppie omosessuali (e molti continuano a sperarlo per poter ottenere una reale uguaglianza con le coppie eterosessuali).
Più della metà degli intervistati si definisce atea, ma coloro che si ritengono religiosi (per lo più cristiani), sperano un giorno di poter celebrare una cerimonia religiosa legalmente riconosciuta.
È giusto sottolineare che 21 intervistati erano responsabili di bambini (figli ottenuti da precedenti relazioni eterosessuali o da forme di affidamento). Molti bambini sono stati fatti partecipare alla cerimonia come testimoni, mentre in un caso è stata la figlia a suggerire al genitore di sposarsi col suo compagno, facendo anche una lettura durante la cerimonia.
Chi volesse leggere l’intera ricerca (in inglese), può trovarla sul sito della Manchester University:
http://www.socialsciences.manchester.ac.uk/morgancentre/research/gay-lesbian-marriage/gay-marriage-findings.pdf
Studi come questo dovrebbero essere diffusi maggiormente in Italia, dove politici bugiardi e maneggioni diffondono nel paese paure infondate, come per esempio quella della distruzione della famiglia a opera delle coppie omosessuali.
Nel prossimo numero di Jonathan pubblicheremo un articolo su uno studio americano sull’omogenitorialità.
Lo studio, che ha preceduto di tre mesi l'approvazione delle Civil Partnerships (Unioni Civili), ha coinvolto 37 coppie e 17 individui singoli (che hanno scelto di essere intervistati separatamente dal loro partner) e ha evidenziato, tra le altre cose, che molti hanno avuto problemi a invitare i propri genitori alla cerimonia per svariati motivi: o perché questi non avevano accettato l'omosessualità del figlio o della figlia, o per scongiurare il rischio di invitare parenti omofobi, o per paura che una cerimonia pubblica potesse essere "troppo" e determinasse la rottura di un equilibrio stabilito con fatica coi propri genitori. La maggioranza relativa li ha comunque invitati, stupendosi di come il loro partner fosse assorbito immediatamente dalla famiglia.
Questo dato è ritenuto molto interessante dai professori che hanno condotto lo studio, perché permette di capire quali nuove evoluzioni ci potrebbero essere all'interno della struttura delle famiglie: i compagni dello stesso sesso sono accolti nella famiglia come figli o come figlie (e non come generi o nuore) oppure come fratelli o sorelle (e non come cognati).
Un altro dato interessante è che non tutti gli amici hanno reagito con entusiasmo alla notizia della cerimonia (sebbene per il 22% degli intervistati gli amici fossero più importanti dei familiari): molti hanno accusato i "novelli sposi" di essersi svenduti all'eteronormatività, cioè di avere rinunciato ai loro valori per assumere quelli derivanti dal matrimonio eterosessuale. Ma le coppie omosessuali si sono difese affermando di avere i loro buoni motivi per sposarsi, oppure di non essere d'accordo che il matrimonio si traduca necessariamente in un cambiamento dei valori. Le coppie più longeve hanno anche affermato di utilizzare il matrimonio come una celebrazione della loro relazione o come un mezzo per acquisire la sicurezza che la legalità fornisce, mentre le coppie più giovani vedono nel matrimonio una promessa reciproca.
È importante notare che quasi tutti (80%) hanno salutato con gioia l'approvazione delle Civil Partnerships, ma nonostante tutto il 40% degli intervistati sperava che il matrimonio fosse messo a disposizione delle coppie omosessuali (e molti continuano a sperarlo per poter ottenere una reale uguaglianza con le coppie eterosessuali).
Più della metà degli intervistati si definisce atea, ma coloro che si ritengono religiosi (per lo più cristiani), sperano un giorno di poter celebrare una cerimonia religiosa legalmente riconosciuta.
È giusto sottolineare che 21 intervistati erano responsabili di bambini (figli ottenuti da precedenti relazioni eterosessuali o da forme di affidamento). Molti bambini sono stati fatti partecipare alla cerimonia come testimoni, mentre in un caso è stata la figlia a suggerire al genitore di sposarsi col suo compagno, facendo anche una lettura durante la cerimonia.
Chi volesse leggere l’intera ricerca (in inglese), può trovarla sul sito della Manchester University:
http://www.socialsciences.manchester.ac.uk/morgancentre/research/gay-lesbian-marriage/gay-marriage-findings.pdf
Studi come questo dovrebbero essere diffusi maggiormente in Italia, dove politici bugiardi e maneggioni diffondono nel paese paure infondate, come per esempio quella della distruzione della famiglia a opera delle coppie omosessuali.
Nel prossimo numero di Jonathan pubblicheremo un articolo su uno studio americano sull’omogenitorialità.