La primavera di Vivaldi
Da ieri la primavera è la mia ossessione. Quella di Vivaldi ovviamente.
Il 9 giugno ci sarà il Pride nazionale a Roma, e noi, come unica associazione d'Abruzzo, ci prendiamo l'impegno di organizzare il viaggio con dei pullman. Così mi armo di forza e coraggio, faccio una lista delle autolinee e inizio a chiamare.
Napoleone (Ortona):
-vorrei una quotazione- spiego gli estremi del viaggio. Poi, una domanda inaspettata.
-perché andate a Roma?
-c'è una manifestazione
-che manifestazione?
-il Pride
-Ah. E che cos'è?
-influisce?
-beh si. Ci sono alcune zone dove per passare bisogna avere un permesso del comune, costoso per inteso...
-bene. Mi faccia il prezzo pieno con tutti gli accessori...
-le faccio il prezzo
La primavera.
Ancora sconvolta per la domanda passo al successivo.
Ciarrocchi:
Molto gentili. Poi di nuovo la domanda:
-che manifestazione è?- neanche il tempo di dire gay pride e di nuovo primavera.
Inizio a credere che la mia voce faccia qualche sorta di stridulo strano.
Infine il tripudio che mi ha spinto a scrivere questo pezzo.
Satam:
ovviamente la domanda. E io - il gay pride
-cos'è? Se posso...
-la manifestazione dell'orgoglio omosessuale
-Ah!!
Quasi 10 minuti di primavera. Nel frattempo immagino questo che se la ride con gli altri impiegati e con le solite battute. Poi di nuovo.
-guardiii, al momento non abbiamo il pullman disponibilee, ma se vuole le dico il prezzo nel caso si liberi un pullman- immagino lui dall'altra parte della cornetta che scuote la testa per dire no e fa il gesto dell'ombrello. Il prezzo è ovviamente il più alto di tutte le autolinee che ho contattato. Un po' di rabbia e vergogna. Si, vergogna. Perché dei professionisti provino solo imbarazzo a parlare con una ragazza che gli chiede un pullman per un gruppo di froci. E che sarà mai!
Infastidita dalla possibilità che lui abbia fatto battute ovvie. Alcune solo stupide ed offensive. Lo immagino mentre diceva che al ritorno avrebbe chiamato la Lucente per pulire e disinfettare il pullman.
Arriva la sera e canticchio ancora la primavera. E mi rendo conto del paradosso che c'è in quel gesto. In effetti per tutto il giorno questa stupenda opera di Vivaldi, è diventata la forma di discriminazione direttami più strana e inconsueta che fino ad ora ho vissuto. Povero Vivaldi e poveri noi. Lui si è messo a pancia sotto nella bara, mentre canticchio la mia discriminazione.
Il 9 giugno ci sarà il Pride nazionale a Roma, e noi, come unica associazione d'Abruzzo, ci prendiamo l'impegno di organizzare il viaggio con dei pullman. Così mi armo di forza e coraggio, faccio una lista delle autolinee e inizio a chiamare.
Napoleone (Ortona):
-vorrei una quotazione- spiego gli estremi del viaggio. Poi, una domanda inaspettata.
-perché andate a Roma?
-c'è una manifestazione
-che manifestazione?
-il Pride
-Ah. E che cos'è?
-influisce?
-beh si. Ci sono alcune zone dove per passare bisogna avere un permesso del comune, costoso per inteso...
-bene. Mi faccia il prezzo pieno con tutti gli accessori...
-le faccio il prezzo
La primavera.
Ancora sconvolta per la domanda passo al successivo.
Ciarrocchi:
Molto gentili. Poi di nuovo la domanda:
-che manifestazione è?- neanche il tempo di dire gay pride e di nuovo primavera.
Inizio a credere che la mia voce faccia qualche sorta di stridulo strano.
Infine il tripudio che mi ha spinto a scrivere questo pezzo.
Satam:
ovviamente la domanda. E io - il gay pride
-cos'è? Se posso...
-la manifestazione dell'orgoglio omosessuale
-Ah!!
Quasi 10 minuti di primavera. Nel frattempo immagino questo che se la ride con gli altri impiegati e con le solite battute. Poi di nuovo.
-guardiii, al momento non abbiamo il pullman disponibilee, ma se vuole le dico il prezzo nel caso si liberi un pullman- immagino lui dall'altra parte della cornetta che scuote la testa per dire no e fa il gesto dell'ombrello. Il prezzo è ovviamente il più alto di tutte le autolinee che ho contattato. Un po' di rabbia e vergogna. Si, vergogna. Perché dei professionisti provino solo imbarazzo a parlare con una ragazza che gli chiede un pullman per un gruppo di froci. E che sarà mai!
Infastidita dalla possibilità che lui abbia fatto battute ovvie. Alcune solo stupide ed offensive. Lo immagino mentre diceva che al ritorno avrebbe chiamato la Lucente per pulire e disinfettare il pullman.
Arriva la sera e canticchio ancora la primavera. E mi rendo conto del paradosso che c'è in quel gesto. In effetti per tutto il giorno questa stupenda opera di Vivaldi, è diventata la forma di discriminazione direttami più strana e inconsueta che fino ad ora ho vissuto. Povero Vivaldi e poveri noi. Lui si è messo a pancia sotto nella bara, mentre canticchio la mia discriminazione.