Agosto 2007

16 giugno 2007

per la prima volta io e mio marito abbiamo deciso di partecipare al Gay Pride, come se avessimo sentito un'impellente necessità di dare il nostro contributo ad una sacrosanta battaglia di civiltà, a favore dei diritti negati.
Sì, perchè parlando del Pride non parliamo solo di una festa pittoresca e trasgressiva o di una parata carnevalesca, come di solito i media ci trasmettono, ma parliamo di una difficile ed osteggiatissima battaglia di civiltà.
La massiccia partecipazione di popolo a questo Pride ha dimostrato quanto il problema di mancanza di diritti vissuto da omosessuali e transessuali sia effettivamente sentito da una grandissima parte degli italiani.
Ho visto sfilare nel coloratissimo corteo molte coppie etero con i propri figli . Tutte persone che, come me, erano lì per cercare di contribuire in qualche modo a creare un mondo migliore in cui vivere. Tutti, nessuno escluso.
Credo davvero che il popolo italiano sia molto più maturo di quanto si pensi, e che la nostra classe politica deve per forza di cose iniziare a fare i conti con una realtà che esiste e non si può far finta di non vedere.
E' profondamente ingiusto da parte dei nostri governanti ritenere possibile che in questo Paese debbano continuare a vivere nel limbo così tante persone che, pur lavorando e contribuendo come tutti gli altri al benessere della collettività, sono di fatto condannate ad una vita di serie B.
Io vivo in una famiglia tradizionale, e non mi sconcerta per niente pensare che i diritti di cui godo potrebbero essere estesi ad altre persone che, senza nuocere a nessuno, hanno fatto una scelta diversa dalla mia.
Mi sconcerta molto di più pensare che mia figlia, se dovesse scoprire di essere omosessuale o transessuale, avrebbe di fronte a sé una strada tutta in salita ed una vita molto più difficile da vivere.
Vorrei inoltre sottolineare che i veri scandali in un Paese civile non sono rappresentati dai matrimoni tra omosessuali e dall'estensione di diritti civili, che fanno sempre bene, ma dalle commistioni tra politica e finanza, tra politica e mafia, dalla fuga dei cervelli migliori, dal lavoro precario, dalle nuove povertà, dalla sanità che non funziona, dalla mancanza di stato sociale, dai razzismi, dallo sfruttamento dei deboli.
Il messaggio che si è levato forte e chiaro da quel milione di persone, sabato a Roma, era proprio questo, ed è il caso di rifletterci sopra, invece di pensare alle "piazze profanate".

Antonella Agostini - Montesilvano