La lettera
Ciao ragazzi e ragazze del Jonathan, vi invio una lettera che tempo fa avevo inviato alla mamma AGEDO Claudia Toscano (unica ed inimitabile "mamma" di tutti noi): rileggendola per caso mi sono emozionato pensando a quanto sia cresciuto in questi mesi.
Il periodo difficile per fortuna è passato.
La gioia più grande, ovviamente sarebbe quella di poter esser utile a qualcuno... chissà, l'importante è provarci!
Carissima Claudia,
Sono Fabio, ti scrivo da un paesino minuscolo sperso tra i monti teramani e sicuramente questa è una delle mail più difficili che abbia mai scritto.
In ogni caso, ti "riassumo" brevemente la mia storia così potrai capire il perchè mi sia deciso a contattarti. Ho 30 anni, da poco dottore di ricerca in filosofia politica, consulente in un ente pubblico, un ragazzo a modo, educato, sempre disponibile, "senza tanti grilli per la testa", caparbio, lavoratore infaticabile che si è sempre guadagnato i soldi per studiare.
Insomma, sono il "ragazzo perfetto", il figlio che ogni madre vorrebbe, il nipote coccolato dai nonni, probabilmente "invidiato" dai vicini. A volte mi sembra di vivere in una pubblicità americana degli anni '60!!
Ma, come avrai ben capito, questa non è una descrizione dettata da eccessiva autostima...Ho voluto soltanto presentarti un "quadro" generale della mia vita sino ai 30 anni...ti servirà per capire la mia attuale condizione, quella di chi per tanto tempo ha vissuto dentro un modello stereotipato, imposto da un ambiente culturale dove tutto ciò che non è "normale" non può esser accettato semplicemente perchè non considerato come qualcosa che esiste.
Oggi è 2 gennaio 2007, esattamente un anno fa scoprivo - o meglio accettavo - la mia omosessualità. Io definisco questa scoperta come una vera e propria "rivoluzione esistenziale", ho dovuto scavare sino ad arrivare alla reale natura del mio essere, decostruire un'identità che ormai non mi apparteneva più e riniziare daccapo. E, sebbene tra mille sofferenze, mille paletti da abbattere e demoni da sconfiggere, ho sempre vissuto questo periodo con immensa gioia e serenità, con la felicità di un bambino che per la prima volta vede il mondo e non può far a meno di volerlo conoscere.
Non mi riconosco in atteggiamenti eccessivamente vittimistici. Sono orgoglioso di aver affrontato con le mie forze tutti gli ostacoli che in quest'anno si sono presentati lungo il mio cammino, sono contento di ciò che sono diventato e non vorrei tornare indietro per nessuna ragione al mondo.
Ho imparato ad amare davvero, a soffrire per amore, ho capito che da "questa parte del mondo" si vive un'emotività a volte estrema, radicale, ma proprio per questa ragione autentica. I sentimenti sembrano valorizzarsi all'ennesima potenza, forse perchè ogni attimo è vissuto come una conquista, come una lotta per affermare il proprio diritto ad amare in mezzo alla "banalità" della normalità.
A questo punto ti chiederai il motivo della mia mail. In realta credo tu l'abbia già intuito. Nel corso di questa splendida - mi piace ribadirlo - esperienza, ho lasciato in sospeso ed accantonato alcuni aspetti che, com'era inevitabile, sono riapparsi all'improvviso. Saprai benissimo che Natale è la festa della famiglia, tutti vogliono che tutto sia sereno, che i figli siano felici e così via.
Beh io quest'anno ho scoperto il dolore di chi sa di distruggere i sogni della propria famiglia. Io non sarò mai un padre, non porterò mai a casa la "donna perfetta", non mi sdraierò sul divano assieme agli altri "uomini" della casa mentre mia moglie aiuta le altre "donne" a lavare i piatti.
A tutto ciò aggiungi la rabbia, la paura, la sofferenza reale del dover mentire in continuazione, del non saper cosa rispondere a chi, soltanto perchè ti vuole bene, ti chiede "quando ci presenti la tua ragazza".
In questi giorni è stato un bombardamento continuo, ho dovuto resistere, lottare contro me stesso per non ammettere che sì, è vero, "amo un uomo", che mi sono follemente innamorato di una persona eccezionale e che questo è più importante di qualsiasi altro elemento "sessuale".
Non faccio altro che chiedermi "ma perchè un sentimento che a me dà tanta gioia dovrebbe causare il dolore di chi mi sta accanto"?.
Così divento ogni giorno più irascibile, mi chiudo nel mio mondo, sto sempre sulla difensiva...ad ogni domanda temo di commettere un passo falso e "svelare" il mio scheletro nell'armadio.
In tutto ciò, quel che mi fa soffrir di più è l'idea di perder completamente il contatto con mia madre. Da sempre, tra noi c'è stato un rapporto speciale, forse più forte di quello che lei ha con i miei due fratelli.
Siamo quasi "simbiotici", abbiamo la stessa emotività, lo stesso modo di affrontare la vita. Purtroppo sto perdendo questo legame ma penso sia inevitabile. D'altro canto è mia sorella a sposarsi l'anno prossimo, non io; mio fratello quasi convive con la sua ragazza, non io. Io sono un gay, se parlassi le provocherei una sofferenza enorme, manderei in frantumi tutti i suoi sogni sul mio futuro e forse non è giusto.
Tuttavia vivo ormai una condizione insostenibile, la mia posizione da "precario" non mi consente per il momento di vivere da solo e così sono costretto a "nascondere" me stesso proprio nel posto in cui dovrei sentirmi sicuro di esser accettato per quel che sono. Paradossale no?
Mi piacerebbe davvero tanto parlarne con te, confidarmi, cercare un piccolo spiraglio in una situazione che in realtà non sembra lasciar aperte molte possibilità (i miei genitori rientrano in quella che tu definisci la categoria degli "irriducibili"). D'altronde, pur non conoscendoti, credo tu sia un po' la "mamma di tutti noi"; no??
Ps. Vorrei solo non averti trasmesso un'immagine di eccessiva tristezza. La mia vita "da questo lato" è finalmente completa. Ogni tassello è tornato al suo posto, o quasi....
Ciao ragazzi e ragazze del Jonathan, vi invio una lettera che tempo fa avevo inviato alla mamma AGEDO Claudia Toscano (unica ed inimitabile "mamma" di tutti noi): rileggendola per caso mi sono emozionato pensando a quanto sia cresciuto in questi mesi.
Il periodo difficile per fortuna è passato.
La gioia più grande, ovviamente sarebbe quella di poter esser utile a qualcuno... chissà, l'importante è provarci!
Carissima Claudia,
Sono Fabio, ti scrivo da un paesino minuscolo sperso tra i monti teramani e sicuramente questa è una delle mail più difficili che abbia mai scritto.
In ogni caso, ti "riassumo" brevemente la mia storia così potrai capire il perchè mi sia deciso a contattarti. Ho 30 anni, da poco dottore di ricerca in filosofia politica, consulente in un ente pubblico, un ragazzo a modo, educato, sempre disponibile, "senza tanti grilli per la testa", caparbio, lavoratore infaticabile che si è sempre guadagnato i soldi per studiare.
Insomma, sono il "ragazzo perfetto", il figlio che ogni madre vorrebbe, il nipote coccolato dai nonni, probabilmente "invidiato" dai vicini. A volte mi sembra di vivere in una pubblicità americana degli anni '60!!
Ma, come avrai ben capito, questa non è una descrizione dettata da eccessiva autostima...Ho voluto soltanto presentarti un "quadro" generale della mia vita sino ai 30 anni...ti servirà per capire la mia attuale condizione, quella di chi per tanto tempo ha vissuto dentro un modello stereotipato, imposto da un ambiente culturale dove tutto ciò che non è "normale" non può esser accettato semplicemente perchè non considerato come qualcosa che esiste.
Oggi è 2 gennaio 2007, esattamente un anno fa scoprivo - o meglio accettavo - la mia omosessualità. Io definisco questa scoperta come una vera e propria "rivoluzione esistenziale", ho dovuto scavare sino ad arrivare alla reale natura del mio essere, decostruire un'identità che ormai non mi apparteneva più e riniziare daccapo. E, sebbene tra mille sofferenze, mille paletti da abbattere e demoni da sconfiggere, ho sempre vissuto questo periodo con immensa gioia e serenità, con la felicità di un bambino che per la prima volta vede il mondo e non può far a meno di volerlo conoscere.
Non mi riconosco in atteggiamenti eccessivamente vittimistici. Sono orgoglioso di aver affrontato con le mie forze tutti gli ostacoli che in quest'anno si sono presentati lungo il mio cammino, sono contento di ciò che sono diventato e non vorrei tornare indietro per nessuna ragione al mondo.
Ho imparato ad amare davvero, a soffrire per amore, ho capito che da "questa parte del mondo" si vive un'emotività a volte estrema, radicale, ma proprio per questa ragione autentica. I sentimenti sembrano valorizzarsi all'ennesima potenza, forse perchè ogni attimo è vissuto come una conquista, come una lotta per affermare il proprio diritto ad amare in mezzo alla "banalità" della normalità.
A questo punto ti chiederai il motivo della mia mail. In realta credo tu l'abbia già intuito. Nel corso di questa splendida - mi piace ribadirlo - esperienza, ho lasciato in sospeso ed accantonato alcuni aspetti che, com'era inevitabile, sono riapparsi all'improvviso. Saprai benissimo che Natale è la festa della famiglia, tutti vogliono che tutto sia sereno, che i figli siano felici e così via.
Beh io quest'anno ho scoperto il dolore di chi sa di distruggere i sogni della propria famiglia. Io non sarò mai un padre, non porterò mai a casa la "donna perfetta", non mi sdraierò sul divano assieme agli altri "uomini" della casa mentre mia moglie aiuta le altre "donne" a lavare i piatti.
A tutto ciò aggiungi la rabbia, la paura, la sofferenza reale del dover mentire in continuazione, del non saper cosa rispondere a chi, soltanto perchè ti vuole bene, ti chiede "quando ci presenti la tua ragazza".
In questi giorni è stato un bombardamento continuo, ho dovuto resistere, lottare contro me stesso per non ammettere che sì, è vero, "amo un uomo", che mi sono follemente innamorato di una persona eccezionale e che questo è più importante di qualsiasi altro elemento "sessuale".
Non faccio altro che chiedermi "ma perchè un sentimento che a me dà tanta gioia dovrebbe causare il dolore di chi mi sta accanto"?.
Così divento ogni giorno più irascibile, mi chiudo nel mio mondo, sto sempre sulla difensiva...ad ogni domanda temo di commettere un passo falso e "svelare" il mio scheletro nell'armadio.
In tutto ciò, quel che mi fa soffrir di più è l'idea di perder completamente il contatto con mia madre. Da sempre, tra noi c'è stato un rapporto speciale, forse più forte di quello che lei ha con i miei due fratelli.
Siamo quasi "simbiotici", abbiamo la stessa emotività, lo stesso modo di affrontare la vita. Purtroppo sto perdendo questo legame ma penso sia inevitabile. D'altro canto è mia sorella a sposarsi l'anno prossimo, non io; mio fratello quasi convive con la sua ragazza, non io. Io sono un gay, se parlassi le provocherei una sofferenza enorme, manderei in frantumi tutti i suoi sogni sul mio futuro e forse non è giusto.
Tuttavia vivo ormai una condizione insostenibile, la mia posizione da "precario" non mi consente per il momento di vivere da solo e così sono costretto a "nascondere" me stesso proprio nel posto in cui dovrei sentirmi sicuro di esser accettato per quel che sono. Paradossale no?
Mi piacerebbe davvero tanto parlarne con te, confidarmi, cercare un piccolo spiraglio in una situazione che in realtà non sembra lasciar aperte molte possibilità (i miei genitori rientrano in quella che tu definisci la categoria degli "irriducibili"). D'altronde, pur non conoscendoti, credo tu sia un po' la "mamma di tutti noi"; no??
Ps. Vorrei solo non averti trasmesso un'immagine di eccessiva tristezza. La mia vita "da questo lato" è finalmente completa. Ogni tassello è tornato al suo posto, o quasi....
Fabio