Unioni civili in antichità


Le unioni civili anche fra persone dello stesso sesso esistevano in Italia fin dall'VIII secolo, introdotte dai Bizantini.
Non si chiamavano "matrimonio gay", ma "affratellamento (in Francia "affrèrement) ed era un istituto non contemplato dal diritto romano, ma conosciuto e applicato con frequenza in epoca medievale, soprattutto nel Sud Italia e nelle isole, dove ebbe notevole importanza fino al XII secolo. Si trattava di un vincolo civile che veniva istituito fra persone libere appartenenti a famiglie diverse.
Si avvalevano dell'affratellamento soprattutto coloni e livellari, che individualmente non erano in grado di pagare censi, terraggi e soprusi feudali, così realizzavano consorzi che avevano prerogative e diritti identici ai legami di sangue. Legami di solidarietà ottenevano così la tutela giuridica dell'affratellamento, attestata da un documento ufficiale che equiparava l'affratellato a un fratello germano, compreso l'obbligo di vendetta del sangue qualora l'affratellato fosse stato ferito o ucciso. Il diritto principale dei consorziati era tuttavia quello di legittima successione ereditaria reciproca.
Spesso gli affratellati suggellavano il patto con un rituale: scambio di un pegno o mescolanza del sangue, come nei riti cruenti dei popoli slavi o dalle tribù dell'Asia centrale. Unioni civili fra persone di sesso maschile esistevano anche in Francia a partire dal XV secolo.
Vi sono evidenze storiche e documenti riguardanti tali contratti, che si chiamavano "affrèrement" e consentivano a persone vincolate da amicizia o relazioni sentimentali di sancire unioni giuridicamente riconosciute.
Lo storico Allan Tulchin dell'Università di Shippensburg in Pensylvania (USA) ha condotto importanti ricerche riguardo a tale istituto, giungendo alla conclusione che "in molti casi queste unioni civili consentivano di formalizzare unioni amorose fra persone dello stesso sesso".
Roberto Malini
Non si chiamavano "matrimonio gay", ma "affratellamento (in Francia "affrèrement) ed era un istituto non contemplato dal diritto romano, ma conosciuto e applicato con frequenza in epoca medievale, soprattutto nel Sud Italia e nelle isole, dove ebbe notevole importanza fino al XII secolo. Si trattava di un vincolo civile che veniva istituito fra persone libere appartenenti a famiglie diverse.
Si avvalevano dell'affratellamento soprattutto coloni e livellari, che individualmente non erano in grado di pagare censi, terraggi e soprusi feudali, così realizzavano consorzi che avevano prerogative e diritti identici ai legami di sangue. Legami di solidarietà ottenevano così la tutela giuridica dell'affratellamento, attestata da un documento ufficiale che equiparava l'affratellato a un fratello germano, compreso l'obbligo di vendetta del sangue qualora l'affratellato fosse stato ferito o ucciso. Il diritto principale dei consorziati era tuttavia quello di legittima successione ereditaria reciproca.
Spesso gli affratellati suggellavano il patto con un rituale: scambio di un pegno o mescolanza del sangue, come nei riti cruenti dei popoli slavi o dalle tribù dell'Asia centrale. Unioni civili fra persone di sesso maschile esistevano anche in Francia a partire dal XV secolo.
Vi sono evidenze storiche e documenti riguardanti tali contratti, che si chiamavano "affrèrement" e consentivano a persone vincolate da amicizia o relazioni sentimentali di sancire unioni giuridicamente riconosciute.
Lo storico Allan Tulchin dell'Università di Shippensburg in Pensylvania (USA) ha condotto importanti ricerche riguardo a tale istituto, giungendo alla conclusione che "in molti casi queste unioni civili consentivano di formalizzare unioni amorose fra persone dello stesso sesso".
Roberto Malini