gennaio/febbraio 2010

Cenni sull'omosessualità
Gli amici
Colpevoli d'Amore
Brenda
Il caso
Ode to my friend
"Checche" dal mondo

scarica questo numero:
fronte                 retro
Ode to my friend

E' partito lasciandosi dietro l'amaro in bocca dei suoi amici, la quale bocca aveva abituato al dolce.

La dolcezza della spensieratezza, dell'allegria.

Lui mi aveva insegnato che esisteva la condivisione della risata, del bere insieme e ritrovarsi ubriachi perché la gioia non ti ha fatto notare che esageravi.

Lui che portava delle orribili camice a quadri, ma con stile.

Lui che per appartenenza geografica era grottesco, e nel suo caso non era un luogo comune.

Che perdeva i capelli ma che pur con imbarazzo non lo nascondeva, e diventava sempre più bello. Lui che mi ha fatto conoscere quel meraviglioso mondo del Jonathan, che consola, gratifica e accarezza le nostre anime di rifugiati emotivi.

Lui che timido manifestava indirettamente tutte le sue pene. Lui che aveva gli occhi maliziosi e ci ha lasciato con un sorriso e un arrivederci.

Aveva odore di pulito.

Aveva la fronte alta che, nel suo caso, dava modo di immaginare sulla sua intelligenza, il suo brillare era stellare. E ti stupiva perché questo andava oltre le aspettative.

Lui che scrive come uno schermitore, leggero e sulle punte, con quella sfrontata ironia e puntigliosa assenza di indulgenza che spingeva oltre la discussione ogni volta. Che ci spingeva più spesso a litigare. Che si finiva sempre e comunque con una risata a guardarsi e a chiedersi “che si mangia?”

Tu che con il tuo sguardo malizioso e dolorante mi confessavi l'inconfessabile, che ti faceva sembrare più umano di quello a cui sempre ti assomigliavi.

Un lustro lucente nei tuoi occhi, quando andavamo a rimpinzarci dal baffone. E tornare a casa di corsa per soffrire l'orribile odore di quelle tisane al finocchio che, ironia della sorte, tanto ti piacevano.

Tu che ti eri innamorato di mia sorella, marchiandovi a vicenda come frocio e frociarola.

Ogni giorno penso a lui, e a quanto mi manca perfino l'insopportabile e continua presa in giro di un verbo detto male o di un avverbio di troppo.

Tu manchi, amico mio. Per ogni sera d'estate che passerò a ripensare a quanto ci divertivamo stando semplicemente a casa, che non avrei mai cambiato con un milione di serate in un qualsiasi locale in. Tu manchi nei sorrisi e nel quotidiano, perchè hai reso le abitudini eccezionali e che ora sono di nuovo solo abitudini.

Ti dedico questa ode anche se è poco.

Ti porto dentro come un marchio, e aspetto con ansia il giorno in cui ti stancherai di quella terra che ti ospita e tornerai con noi a completare di nuovo quello che era completo e che ora è solo frammento.

A Giulio
Manuela