Notizie
In Iran due ragazzi impiccati perché gay L'esecuzione è avvenuta il 19 luglio scorso a Mashad, nel nord est del Paese. 4.000 i gay e le lesbiche assassinate in Iran dal 1979. Esecuzione pubblica per i due giovani, che erano stati condannati per sodomia. Condannati a morte perché omosessuali. E' successo in Iran dove due giovani, uno dei quali minorenne e l'altro di appena 18 anni, sono stati impiccati pubblicamente il 19 luglio scorso dopo essere stati rinchiusi per 14 mesi in carcere e subìto una condanna ulteriori di 228 frustate. L'esecuzione è avvenuta in piazza Edalat (della Giustizia) nella città di Mashad, a nord est dell'Iran e la sentenza è stata pronunciata dalla corte numero 19. I due giovani, di cui si conoscono solo le iniziali, M.A. e A.M., sono stati arrestati più di un anno fa e hanno confessato la loro «colpa», probabilmente sotto tortura. In Iran l'omosessualità è considerata un reato punibile con la morte, anche se largamente diffusa nel paese. Nel tentativo estremo di salvare la vita al suo assistito, il difensore del più giovane, l'avvocato Ruhollah Rezazadeh, durante il processo aveva fatto appello ai giudici dicendo che l'imputato era troppo piccolo per essere condannato a morte, fatto che la corte avrebbe dovuto prendere in considerazione. Cosa che purtroppo non è avvenuta, anche grazie al codice penale iraniano che consente di impiccare le bambine di 9 anni e i ragazzi di 15.
La notizia dell'avvenuta esecuzione è stata diffusa dall'agenzia Isna, l'Agenzia giornalistica studentesca iraniana, secondo al quale altri tre ragazzi gay iraniani sarebbero ricercati dalla polizia, ma sarebbero riusciti a fuggire. Se catturati, subirebbero la stessa sorte dei loro compagni.
La pena di morte in Iran è prevista per numerosi reati, come omicidio, rapina a mano armata, stupro, blasfemia, apostasia, cospirazione contro il governo, adulterio, prostituzione, omosessualità e reati legati alla droga. Si calcola che dal 1979, anno della rivoluzione komeinista, a oggi i gay e le lesbiche uccisi tramite impiccagione siano stati almeno 4.000. Il primo a essere ucciso fu un soldato sorpreso mentre aveva un rapporto sessuale con un mullah. Da allora gli omosessuali sono stati perseguitati in numeri sempre maggiori, e spesso vengono torturati per ottenere i nomi dei propri partner. Ma più in generale sono almeno una decina i paesi in cui l'omosessualità viene punta con la morte dall'Arabia saudita al Sudan , dallo Yemen alla Mauritania alla Cecenia. In Afghanistan almeno fino alla caduta del regime dei talebani, le esecuzioni dei gay avvenivano negli stadi e gli imputati venivano schiacciati con i camion.
Quella del 19 luglio scorso è dunque solo l'ultima esecuzione in ordine di tempo avvenuta in Iran. «L'ultima barbarie degli islamo-fascisti», l'ha definita Peter Tatchell, del gruppo dei diritti umani OutRage di Londra. «L'intero paese è una gigantesca prigione, con le regole islamiche sostenute da detenzioni senza processo, torture e omicidi sovvenzionati dallo stato - ha proseguito Tatchell -. In totale si stima che siano almeno 100 mila iraniani siano stati messi a morte negli ultimi 26 anno di governo clericale. le vittime includono donne che hanno rapporti sessuali fuori dal matrimonio e gli avversari politici del governo iraniano. Lo scorso agosto una ragazza 16enne, Atefeh Rajabi, è stata impiccata per `atti incompatibili con la castità».
Sull'assassinio dei giovani omosessuali iraniani il deputato dei Ds Franco Grillini ha presentato ieri un'interrogazione parlamentare al ministro degli Esteri Gianfranco Fini. , chiedendo che il governo italiano protesti con Teheran manifestando «il disappunto del nostro paese per le barbare esecuzioni di cui si è reso protagonista».
Al nostro ministro degli Esteri Grillini ha anche chiesto se il governo «intenda invitare le autorità iraniane a non applicare la pena capitale»! e «se non intenda avviare nell'immediato un forte intervento politico-diplomatico nelle istituzioni comunitarie e internazionali, per una moratoria universale contro la pena di morte».
da Il Manifesto.it - 1 settembre 2006